martedì, 23 settembre 2008
Fino a un paio d'ore fa cercavo razionalmente di mettere una barriera tra me e la sensazione di perdita per l'uscita imminente dalla mia vita di un personaggio e di un volto che in tanti modi hanno significato molto.

Si, razionalmente rileggendo le cronache dei mesi che si sono susseguiti da un anno a questa parte, forse un limite andava messo, forse alcune frasi non le riscriverei, forse oggi mi suscitano un sorriso.

E sicuramente qualche delusione c'è stata.

Ma vedendo la puntata di oggi, qualcosa mi si è spostato dentro di nuovo. Forse è perchè la Carletta quindicenne di un tempo ormai aveva solo questi dieci minuti per tornare ad essere quella di una volta al riparo nello schermo delle 4 pareti del mio spazio, forse è per tutte le intersezioni con la vita reale, con quello che poteva essere, che non è stato, e a cui siccome non mi chiamo Guido Gozzano non ho ancora rinunciato, forse è semplicemente perchè una serie di coincidenze a volte portano ad un crogiuolo di emozioni, o forse ancora perchè una brava attrice "quando ci si mette" è una brava attrice...

"Dammi solo la possibilità di essere tua sorella, ti prego".

Oggi nello staccare la televisione ho avvertito un nodo allo stomaco, un magone in gola, lo stesso di anni fa. Le stagioni si rinnovano, la vita va avanti, e alcune cose cambiano.

Però altre non cambiano, e allora colgo questo giorno, che è anche il compleanno della persona cui è dedicato il blog, per ringraziarla e per augurarle buona fortuna, sperando che la porti anche alle persone che l'hanno seguita in questi anni. Evitando magari percorsi accidentati che non è il caso di intraprendere.

 
postato da: limmuccia alle ore settembre 23, 2008 15:02 | Permalink | commenti (9)
categoria:ricordi, raffaella bergè, post speciali
sabato, 20 settembre 2008
Piccola premessa: lo so, mi sono fatta attendere con questo diario. Ma sapevo che scriverlo non sarebbe stato facile, perchè in un certo senso questo è il mio saluto a Marina. E infatti sto giusto asciugando cameretta e pavimento da un paio di attimi di commozione ( e dai gavettoni di una matricola impertinente, non c'è più rispetto per gli anziani al 5 anno). Bando alle parole mie, anche perchè il magone sta ancora lì. Ed ecco il Diario di Marina.

Mi perdonerà mai? Per vent'anni ho vissuto chiedendomi se avrei perdonato Carla, se lei avesse trovato il coraggio di tornare da me. Nella mia insulsa rabbia orgogliosa ho immaginato il suo volto penitente chino di fronte al mio, il suo essere fragile, bisognosa di un gesto che stava a me concedere o no. E mi chiedevo se sarei riuscita a farlo quel gesto.



Ora so che sarò io a doverlo chiedere. E ho il terrore che dopo avere deciso di aiutarmi nel momento più difficile per me, ora sia lei a non perdonarmi. A chiudermi fuori da una vita che le ho distrutto. Due volte.

Quando Rita mi ha posto di fronte alla scelta tra Marco e Pietro, tutto è diventato confuso per me. Ero in mezzo alla gente di Torino, ma mi sentivo su una montagna deserta, brulla, fredda, con una foschia grigia pronta a scendere su di me.

Non so cosa ho fatto quella sera. In alcuni momenti i pensieri razionali scompaiono, e pertanto non ci saranno ricordi razionali. Ho solo una vaga memoria di luci accese intorno a me, di urti, di freddo. Non so come ho fatto a guidare, ma so che i ricordi ricominciano nitidi dal momento in cui ho bussato a casa sua e lei mi ha aperto, guardandomi con quell'espressione sbalordita e poi indecifrabile che non conosceva quando era bambina, e non sapeva ancora nascondere i suoi sentimenti.

Non so cosa mi aspettassi. In quel momento nulla funzionava in me, se non una voce che diceva imperiosa "Vai da lei". Non ho detto nulla quando ha aperto la porta. Non c'era nulla da dire. Mi stavo presentando a casa sua, nella casa dove l'avevo relegata togliendole tutto quello che aveva, chiedendo nemmeno io so cosa.

Io ero fuori, al freddo, con le braccia serrate intorno al corpo, forse a difendermi da quello che avrebbe potuto dirmi: Lei era sull'orlo del suo salotto, del nido che condivideva con l'uomo amato e un figlio in arrivo. Non credo di avere mai invidiato tanto qualcuno come in quel momento ho invidiato lei.

E nemmeno lei ha detto nulla. Però mi ha fatto entrare. E ha chiamato Marco per coprire la mia fuga. Sembrava di essere tornate ai tempi in cui ci nascondevamo a vicenda dai nostri genitori.

Nostri.

Mi fa paura pensare a domani. Ho paura dell'arrivo di quella lettera, di un responso che dica a lettere di fuoco che nella mia vita così lineare e perfetta ho sbagliato tutto. Che non ho diritto di chiederle niente, nemmeno il suo perdono.

Ho cercato di prepararmi al peggio in questi giorni di attesa, dopo quello che è successo in ospedale. Di immaginare una sua reazione, la più dura possibile, tutto quello che potrebbe rinfacciarmi. La mia vita senza di lei. Come è stato per tanti anni. Dopo tutto ha cercato di uccidermi.

Ma la mente e il cuore sono una strana cosa. Resistono per vent'anni ai richiami dell'affetto e dei ricordi senza un solo cedimento... e crollano all'improvviso. Rendendomi inerme di fronte a me stessa.

Una parte di me vorrebbe ricordare tutto quello che mi ha fatto, vorrebbe pensarla mentre dà l'ordine di uccidermi - e io conosco il brivido di potere che dà quella frase e il senso di desolazione immensa che segue - ma quell'immagine svanisce prima che io possa trarne abbastanza forza, e quello che compare è Carol che mi accoglie in casa sua senza chiedermi nulla, senza sfiorarmi, disposta anche a farsi ignorare pur di darmi conforto.

Su quel divano, con le nostre storie intorno a noi e tra di noi, come nuvole che solo a tratti si diradavano permettendoci di guardarci negli occhi, ho ritrovato quel desiderio intensissimo di un abbraccio che avevo perso tanti anni fa.

Mentre lei non chiedeva nulla io avrei voluto dirle tante cose... nei momenti in cui si è più fragili tutte le barriere levate contro il mondo perchè non veda i nostru dubbi e le nostre paure crollano, di schianto. E la voce invece restava in gola. Sapevo che se avessi iniziato a parlare non avrei più smesso, come sapevo che affrontare il nostro passato in un presente così terribile sarebbe stato qualcosa che nemmeno io potevo fare senza perdere ogni difesa. Ma senza parole non si possono chiedere abbracci.

Come farò se domani quando saprà la verità Carol riverserà su di me tutto l'odio che ha diritto di provare per me... e mi dirà di dimenticare quel momento struggente e dolcissimo in ospedale in cui è stata lei ad abbattere ogni barriera pur di ritrovarci un istante? Come farò se l'affetto che per un attimo avevamo sentito di nuovo entrambe si trasformerà di nuovo in odio? E' un ciclo che si chiude... e si può superare una volta, non due.

Siamo donne di un odio pericoloso. Non ho dimenticato Villa Savini  data alle fiamme perchè io soffrissi. Come lei non ha dimenticato la denuncia implacabile che presentai contro una ragazzina sedicenne che aveva solo cercato di rivedermi, e le costò un anno di riformatorio.

Dovrei vivere quello che ha vissuto lei allora, dovrei tremare
la notte in cella e sentirmi sola e odiata per vent'anni, prima di osare chiederle di riaccettarmi nella sua vita.

Fino a pochi mesi fa quel test non lo avrei fatto per nessuna ragione al mondo. Ora sono qui a pregare che dia esito positivo, e non importa se dovrò odiare mio padre per questo. Forse mi renderà il suo ricordo più umano. Forse Carol è l'ultimo regalo che mi ha lasciato, il più prezioso. Sono stata io a non sapere quanto.

In tutta la mia vita sono riuscita a capire quanto fossero importanti le persone che amavo, solo dopo averle perse. Mia madre, con cui ho rivaleggiato a lungo in bellezza e intelligenza, fino al giorno in cui se n'è andata, e ho capito quanto avessi desiderato il suo affetto. Ettore, che ho amato più della mia vita arrivando a compiere azioni in confronto alle quali Carol non ha fatto nulla, e che un giorno dovrò confessare a mio figlio, raccontandogli di essere stata capace di amare suo padre solo quando era troppo tardi.

Carol. Cui ho distrutto il futuro due volte. E che pure mi ha chiesto un abbraccio nel momento più difficile della sua vita. Vent'anni fa la respinsi ferendola a morte, questa volta sono riuscita a superare quei maledetti blocchi che mi impediscono di amare e stringerla al cuore come se fosse l'ultima volta. Forse lo è stata.

E' tempo di sapere la verità. E di affrontare la mia vita e il mio passato, qualunque umiliazione possa costarmi davanti a lei. Perchè nessun prezzo sarebbe tanto alto quanto perderla. E poi sarà lei a decidere cosa sarà del nostro futuro. Posso solo pregare che il ricordo delle due bambine che giocavano sotto gli alberi di Lugano sia in lei così forte da farle perdonare le donne terribili che siamo diventate.

Perchè soltando perdonandoci l'un l'altra potremo tornare ad abbracciarci, volerci bene, ritrovarci nei nostri occhi, ed essere finalmente l'una per l'altra

Sorelle.
postato da: limmuccia alle ore settembre 20, 2008 19:09 | Permalink | commenti (4)
categoria:dal diario di marina
venerdì, 12 settembre 2008
Non so se a Danilo Brugia avessero lanciato una secchiata d'acqua in fronte prima di iniziare a girare, non so se gli avessero prospettato un'evoluzione della storia con Marco che si scopre figlio adottivo e sviluppa un'attrazione senza pari per Stefanuccio suo, non so se ci fosse fuori dalla porta il generale supremo della guardia di finanza con la promessa di fargli un accertamento fiscale da oggi a quando ha detto mamma appena uscito dalla culla, o se avessero messo il condizionatore a 50 gradi così per vedere l'effetto che fa, ma va detto che la sua interpretazione è stata a dir poco convincente, meravigliosa, strappalacrime, da oscar, sublime, suprema/soppressata. Chapeau.

Però magari mentre dava la ferale notizia alla sua amata poteva evitare di spiaccicarla come pongo sul cuscino...

Per avere i risultati del test (l'ha fattooooooooooooo) ci vuole una settimana. Un'altraaaaaaaaaaa?
: Ma per la miseria, per quello di Elena ed Ettore ci volle lo stesso tempo, a Torino la scienza non si muove tanto velocemente se non hanno migliorato i procedimenti... (poi magari qui dico una boiata fragorosa e biologicamente per il dna ci vuole quel tempo, marina kroeger o no).

Infine, vorrei fare presente in due righe che mezzo sguardo affettuoso ma abbacchiato di Marina, due parole di rimpianto sussurrate e un suo gesto di conforto accennato sono stati meravigliosamente interpretati, che evidentemente, secondo la famosa definizione "brava quando ci si mette", stavolta ci si è messa di brutta maniera, con la conseguenza che nonostante tutti gli strilli, la disperazione (e te credo, per un mese niente più scene a pettorali nudi...), i risvegli da ghiro insonnolito impersonato da un koala, e tutto il resto... (niente da dire sull'interpretazione, la mia prof di greco diceva 6 si, 7 anche, 8 forse, per il 9 vediamo), signori e signore l'inquadratura finale della scena principale degli ultimi 3 mesi che doveva consacrare la nuova eroina di Centovetrine, alla faccia di chi ha rotto le scatole per 3 mesi, se la becca Raffaella Bergè.

Montatori, siete i miei eroi.

p.s. se qualcuno leggesse un cicinino di dente avvelenato nei commenti, sappia che ha perfettamente ragione, che quando scrivo le limmacce libero la mia parte di artista, che ieri mi hanno fatto girare i cosiddetti come coleotteri inferociti, e che quindi l'imparzialità ha deciso di andarsene a fare un giro a puttemburgo.

p.p.s. la titolare s'è squagliata oggi in due o tre momenti, tra cui ricordere il "Dopo quello che ha fatto per me è già mia sorella", i fiumi di lacrime di Danilo Brugia sulla seggiola immerso nei ricordi, e in generale da qualche parte e in qualche momento nella scena finale.
postato da: limmuccia alle ore settembre 12, 2008 15:38 | Permalink | commenti (5)
categoria:centovetrine, in onda, puntata, raffaella bergè
lunedì, 08 settembre 2008
Visto che le sorelline hanno fatto (quasi) pace il diario di Carol lo metto anche qua:)

Mi sembrava un sogno. Per la prima volta ci avevo creduto davvero, in un futuro assieme. Felice, sereno. Ma chi ha sofferto e fatto soffrire come me non ha il diritto di illudersi. E se cede a quel lusso paga un prezzo altissimo: quello di avere vissuto per un istante qualcosa che non tornerà.



Quando Marina si è presentata alla mia porta, un mese fa, con le lacrime agli occhi e senza il coraggio di chiedere a voce alta un tetto e un po’ di conforto, il tempo è tornato in un vortice improvviso a 25 anni fa, quando ero io a bussare alla sua porta chiedendole di esserci.

Ma non avrei voluto ritrovarla, ritrovare i nostri gesti e quella piccola quotidianità che tanto ci era mancata, ad un costo così alto per lei. Avevo desiderato vederla di nuovo fragile, vulnerabile, come era stata, e come aveva reso me. Ma non così fragile. Non così tremante ad ogni squillo del telefono, non così angosciata da mettersi nelle mie mani. La vita è strana a volte.

Credevo di volerla colpire, di volerla vedere soffrire come non aveva mai sofferto, e quando questo è accaduto per mezzo di qualcun altro, liberandomi da ogni senso di colpa, ho capito che ogni suo colpo al cuore era un colpo anche per me. Perché quando si vuole bene a qualcuno come io ho voluto bene a Marina…il suo dolore diventa il tuo.

Non abbiamo parlato molto in questo mese, non quanto avrei voluto. Ma Marina ha sempre avuto due silenzi, uno per chi odiava, da usare come arma gelida, una lama di ghiaccio che colpiva da una distanza infinita, l'altro per chi amava, senza saperlo dire. Le è sempre stato più facile ferire che sanare le ferite inflitte con la sua voce, il suo timbro, i suoi sguardi. Eppure, fin da bambina, sapevo distinguere quei silenzi, quel suo voler bene senza dirlo, quella sua gratitudine per far parte della sua vita accettando anche i suoi lati meno appariscenti o affascinanti, quelle sue fragilità nascondendo le quali sarebbe diventata Marina Kroeger.

E in questo mese, ogni volta che ha cercato me invece di tutti gli altri, ogni volta che mi ha permesso di sfiorarla in un gesto di conforto senza levare nuovamente quella parete ruvida che tanto spesso ha usato per colpirmi, quell'istante in cui ha condiviso l'abbraccio - quanto breve! - di gioia per la liberazione di suo figlio… è stato come riavere indietro per qualche attimo la mia Marina, quella che mi aveva voluto bene.

E poi all'improvviso il terremoto. La confessione di Noemi, un momento in cui non so come ho fatto a trattenere lei e me dal farle pagare tutto e subito il dolore di un mese, e poi lo scontro con Rita... Una paura terribile di perdere di nuovo qualcuno di amato, l'unica cosa buona di un periodo in cui avevo dimenticato chi ero… l'unica piccola parte di me che vorrei tanto sopravvivesse a quei ricordi, come un diamantino blu come neppure la polvere peggiore ha scalfito.

Ma improvvisamente, quando il destino si è divertito a rimescolare le carte e a minacciare me di perdere mio figlio, mentre Marina poteva riabbracciare il suo - nemmeno per un momento avrei potuto esitare quando ho visto lo sguardo allucinato di Rita, il sangue mi è gelato dentro per il rischio che stava correndo…e vicina o lontana non potrei immaginare una vita senza di lei - improvvisamente Marina ha ritrovato quella parte di sé che non mi aveva più permesso di scorgere da quella notte. Credevo fosse morta con il nostro legame, invece l'ha salvata suo figlio. Quello sguardo e quelle mani che senza troppe parole - quanto sono stupide le parole a volte! - sanno dare tanto conforto.

Mi ha chiesto cosa potesse fare per me, ma l'unica cosa che davvero ora vorrei è il suo affetto, e l'affetto non si può esigere, solo accettare. In un momento come questo, in cui tutto sembra tremare, perdere consistenza, anche una certezza, che cerco disperatamente da tanto, sulla natura del legame che ci unisce potrebbe riportare un po’ di stabilità. Ma non posso chiederle nuovamente quel test. Ho perso il diritto di sapere la verità nel momento in cui sono scesa al livello di Rita, nel momento in cui sono stata capace di pagare un killer per ucciderla. E non l'ho mai saputo così bene come in questo momento.

Ma forse, se davvero la voce del sangue esiste, se davvero Marina ha riscoperto un po’ d'affetto per me, o semplicemente se il suo senso di giustizia avrà la meglio, allora quel test lo chiederà lei.

E sarà il segno che al di là della fredda biologia, una strada i nostri cuori l'hanno scoperta da soli, per ritrovarsi dopo vent'anni, ad essere …

Sorelle.
postato da: limmuccia alle ore settembre 08, 2008 18:55 | Permalink | commenti (3)
categoria:dal diario di carol
lunedì, 08 settembre 2008
Assa faaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
Marina farà il testttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttt

Signori e signore dopo solo 9 mesi di attesa da parte di Carol, ecco il futuribile test. Attendevo quelle parole da un sacco di tempo. E sto preparando 4 diversi sistemi di registrazione per la puntata in cui Marina aprirà quella busta... (no, non quella di C'è Posta per te..., quella di "grandissima rintronata ti sei finalmente svegliata?")

Sorvoliamo sul dialogo tra le sorelle di oggi che quasi ho fatto peggio di venerdì quanto ad allagamenti vari. Solo due cosucce: Marina è andata a rubare il vestito e gli stivaloni di oggi dall'armadio di Crudelia de Mon in versione "odio i cuccioli di tigre e leopardo" oppure direttamente da quello di Laura dei tempi in cui non rincorreva preti?
Carol invece ha smesso il maglioncino rosa fuxia - pugno in un occhio - per una sobria mise nera e un pò di trucco. Si sta riprendendo. Oppure la mise "quanto sò bella quanto so str...a" di Marina dell'altro giorno l'aveva un pò fatta inviperire...

Stefano: per evitare che Carol si stanchi troppo tra un pò si metterà anche la cuffietta di cuoco, una scopa in mano, e un sottotitolo sui pettorali (nudi of course) "Al vostro servizio madama". Si, beh, certo, poi lei si agiterebbe un attimo in effetti.

p.s. l'altra volta non sono stata sufficientemente di parte nell'analizzare l'andamento delle due sorelline nel dialogo intercorso, ma visto che altrove i commenti sono stati sperticati in un senso, ecco volevo mettere le cose in chiaro:
- la costumista di Carol si merita una querela per oltraggio al comune senso della vista se non fa sparire il maglioncino rosa entro due puntate. Chiedere alla de Micheli come fare fuori casualmente un abbigliamento non gradito, in caso.
- la truccatrice di Marina di merita una candidatura per il tapiro d'oro per averla coperta di due tonnellate di trucco nella scena in cui doveva proprio lasciare perdere.
- Marianna de Micheli si merita un premio per "koala abbacchiato ed altalenante dell'anno", su nomination del wwf
- Raffaella Bergè si merita una candidatura a vita al premio "te possino, se recitassi sempre così saresti davvero la Duse de noantri e non la Bergè di san Giusto delle Alpi".

Rossa-Bionda 9-8,5, a mio esclusivo parere.

p.p.s. Ho capito che erano le ultime scene assieme, ho capito che una sotttttttile rivalità a quel punto tra le attrici c'era, ho capito che la notte prima la de micheli l'avrà passata a studiare ogni virgola e a immaginare tutte le variazioni sul tema che la bergè poteva fare complete di risposte e allineamenti, e ho capito che la stessa notte prima la bergè l'avrà passata provando 35 volte al minuto quell'"OH" magistrale seguito al "non è che ti odiavo - però i riccioli in una pentola di cioccolata calda te li metterei volentieri", peeeeeerò...

magari la prossima volta, entrambe, potrebbero fare a meno di fare seguire ad ogni battuta pronunciata magistralmente l'espressione "tiè, hai visto che dizione? ora tocca a te, vediamo se fai di meglio", "Beccati questa incrinatura di voce che nemmeno con 40 aerosol ti viene di prima mattina " e per finire "guarda la lacrimuccia rigorosamente finta ma brilluccicosa come mi scende bene, a te il mentolo non funziona mai".

Chissà se si sono tirate pure le cipolle (chiaramente presenti sul set a vedere l'ultima inquadratura), dopo...

p.p.p.s. Per farmi perdonare da chi volesse iniziare a inviarmi insulti in thailandese, è in pubblicazione uno dei diari. Quindi occhio a non mettere la traduzione per lo meno prima che abbia caricato il tutto :)

postato da: limmuccia alle ore settembre 08, 2008 15:18 | Permalink | commenti (2)
categoria:centovetrine, in onda, puntata, raffaella bergè
venerdì, 05 settembre 2008
Chiariamoci... questa scena la attendevamo da secoli.
L'ho beccata finalmente oggi, non ci hanno nemmeno fatto vedere lei che arriva e Carol che zompa, ma mi sono bastate le parole di Carol per diventare una fontana e quelle di Marina per immaginare un anno di Centovetrine in cui loro avessero ricostruito il loro legame...

Belle, tenere, dolci ed emozionanti.

Dirò di più, ogni tanto su questo blog amo pure perdere la faccia (che non ci metto) perchè quello che ogni tanto Centovetrine ancora dà sono le emozioni, e stavolta ha centrato in pieno il bersagio del mio cuoricino.

Per le limmacce odierne, ricorderei al reparto casting che...

Adriano ha bisogno di una psicologa o una sessuologa, che poi magari per lui curano lo stesso organo.
Stefano ha bisogno di un grembiulino da infermiera.
Bianca ha bisogno di una botta in testa per svegliarsi.
Ivan ha bisogno di un pò di palle.

Io ho bisogno di una vagonata di cleenex per l'ultima scena tra Carol e Marina e le parole che sono volate.
E ovviamente ho fatto l'ennesima figura di cacca visto che ero con la poveraccia amica che ogni tanto si deve sorbire centovetrine con me e mi sono sciolta come un paguro.

Io ho bisogno di una vagonata di cleenex per l'ultima scena tra Carol e Marina e le parole che sono volate.
E ovviamente ho fatto l'ennesima figura di cacca visto che ero con la poveraccia amica che ogni tanto si deve sorbire centovetrine con me e mi sono sciolta come un paguro.

Quanto prima un bel diario ci sta tutto tutto.
Doppio.
postato da: limmuccia alle ore settembre 05, 2008 14:55 | Permalink | commenti (2)
categoria:centovetrine, raffaella bergè, post speciali