martedì, 30 dicembre 2008

Visto che siamo a Natale qualche giorno fa ho pensato a una piccola cosa per il blog. Siccome i regali di Natale si fanno col cuore io ho ritirato fuori le cose che ho fatto più col cuore, e cioè i Diari di Carol e Marina, li ho messi uno dopo l'altro in ordine cronologico e ne ho fatto un file unico in PDF.

Per chi li vuole scaricare e rileggere con comodo in un unico "foglietto"(ne), per chi si è emozionato leggendoli, per chi non dimenticherà Marina (Raffaella Bergè), Carol (Marianna de Micheli) e la loro storia.

Cliccando sull'immagine si apre il file in PDF, salvabile cliccando sull'icona SAVE in alto a sinistra.

 

P.s. Mica per Natale ci regala una bella foto del periodo Marina - Carol - Stefano. A lei, e a tutti i lettori che passano per di qua, auguri per un felice e sereno 2009!

postato da: limmuccia alle ore dicembre 30, 2008 13:02 | Permalink | commenti (2)
categoria:fotogallery, raffaella bergè, post speciali, dal diario di carol, dal diario di marina
lunedì, 08 settembre 2008
Visto che le sorelline hanno fatto (quasi) pace il diario di Carol lo metto anche qua:)

Mi sembrava un sogno. Per la prima volta ci avevo creduto davvero, in un futuro assieme. Felice, sereno. Ma chi ha sofferto e fatto soffrire come me non ha il diritto di illudersi. E se cede a quel lusso paga un prezzo altissimo: quello di avere vissuto per un istante qualcosa che non tornerà.



Quando Marina si è presentata alla mia porta, un mese fa, con le lacrime agli occhi e senza il coraggio di chiedere a voce alta un tetto e un po’ di conforto, il tempo è tornato in un vortice improvviso a 25 anni fa, quando ero io a bussare alla sua porta chiedendole di esserci.

Ma non avrei voluto ritrovarla, ritrovare i nostri gesti e quella piccola quotidianità che tanto ci era mancata, ad un costo così alto per lei. Avevo desiderato vederla di nuovo fragile, vulnerabile, come era stata, e come aveva reso me. Ma non così fragile. Non così tremante ad ogni squillo del telefono, non così angosciata da mettersi nelle mie mani. La vita è strana a volte.

Credevo di volerla colpire, di volerla vedere soffrire come non aveva mai sofferto, e quando questo è accaduto per mezzo di qualcun altro, liberandomi da ogni senso di colpa, ho capito che ogni suo colpo al cuore era un colpo anche per me. Perché quando si vuole bene a qualcuno come io ho voluto bene a Marina…il suo dolore diventa il tuo.

Non abbiamo parlato molto in questo mese, non quanto avrei voluto. Ma Marina ha sempre avuto due silenzi, uno per chi odiava, da usare come arma gelida, una lama di ghiaccio che colpiva da una distanza infinita, l'altro per chi amava, senza saperlo dire. Le è sempre stato più facile ferire che sanare le ferite inflitte con la sua voce, il suo timbro, i suoi sguardi. Eppure, fin da bambina, sapevo distinguere quei silenzi, quel suo voler bene senza dirlo, quella sua gratitudine per far parte della sua vita accettando anche i suoi lati meno appariscenti o affascinanti, quelle sue fragilità nascondendo le quali sarebbe diventata Marina Kroeger.

E in questo mese, ogni volta che ha cercato me invece di tutti gli altri, ogni volta che mi ha permesso di sfiorarla in un gesto di conforto senza levare nuovamente quella parete ruvida che tanto spesso ha usato per colpirmi, quell'istante in cui ha condiviso l'abbraccio - quanto breve! - di gioia per la liberazione di suo figlio… è stato come riavere indietro per qualche attimo la mia Marina, quella che mi aveva voluto bene.

E poi all'improvviso il terremoto. La confessione di Noemi, un momento in cui non so come ho fatto a trattenere lei e me dal farle pagare tutto e subito il dolore di un mese, e poi lo scontro con Rita... Una paura terribile di perdere di nuovo qualcuno di amato, l'unica cosa buona di un periodo in cui avevo dimenticato chi ero… l'unica piccola parte di me che vorrei tanto sopravvivesse a quei ricordi, come un diamantino blu come neppure la polvere peggiore ha scalfito.

Ma improvvisamente, quando il destino si è divertito a rimescolare le carte e a minacciare me di perdere mio figlio, mentre Marina poteva riabbracciare il suo - nemmeno per un momento avrei potuto esitare quando ho visto lo sguardo allucinato di Rita, il sangue mi è gelato dentro per il rischio che stava correndo…e vicina o lontana non potrei immaginare una vita senza di lei - improvvisamente Marina ha ritrovato quella parte di sé che non mi aveva più permesso di scorgere da quella notte. Credevo fosse morta con il nostro legame, invece l'ha salvata suo figlio. Quello sguardo e quelle mani che senza troppe parole - quanto sono stupide le parole a volte! - sanno dare tanto conforto.

Mi ha chiesto cosa potesse fare per me, ma l'unica cosa che davvero ora vorrei è il suo affetto, e l'affetto non si può esigere, solo accettare. In un momento come questo, in cui tutto sembra tremare, perdere consistenza, anche una certezza, che cerco disperatamente da tanto, sulla natura del legame che ci unisce potrebbe riportare un po’ di stabilità. Ma non posso chiederle nuovamente quel test. Ho perso il diritto di sapere la verità nel momento in cui sono scesa al livello di Rita, nel momento in cui sono stata capace di pagare un killer per ucciderla. E non l'ho mai saputo così bene come in questo momento.

Ma forse, se davvero la voce del sangue esiste, se davvero Marina ha riscoperto un po’ d'affetto per me, o semplicemente se il suo senso di giustizia avrà la meglio, allora quel test lo chiederà lei.

E sarà il segno che al di là della fredda biologia, una strada i nostri cuori l'hanno scoperta da soli, per ritrovarsi dopo vent'anni, ad essere …

Sorelle.
postato da: limmuccia alle ore settembre 08, 2008 18:55 | Permalink | commenti (3)
categoria:dal diario di carol