Dal Diario di Marina:
Ancora una notte al freddo, al buio. E non so dov’è. Come quella maledetta notte nel parco.
No, quella notte l’avevo vista. Per un istante la luna aveva illuminato l’asciugamano intirizzito dentro cui tremava, nascosta dietro la nostra siepe. Era viva, ed era tutto quello che meritava.
Non mi voltai più verso di lei, il furore era troppo, mi conoscevo, se l’avessi udita dire ancora una parola su mio padre avrei potuto perdere ogni controllo.
Ero convinta che tornasse, dopo qualche tempo, ed ammettesse le sue bugie.
L’avrei perdonata. Le volevo bene. Ma lei per restare fedele a quella donna maledetta che era sua madre ha distrutto la sua vita. E la mia fiducia in chiunque.
Eppure dopo la morte della madre non resistetti e la feci cercare, restando nell’anonimato. Non volevo rivederla…. volevo la certezza che stesse bene.

Ma non la ritrovarono. Forse era già diventata Carol.
E poi, in salotto, in un momento, la verità. Quei ricordi, la caduta da cavallo, i mio primo amore. Per un istante il tempo si è fermato ed è tornato indietro di vent’anni, e al diavolo le conseguenze, avevo di fronte di nuovo, viva, l’unica persona che aveva conquistato la mia dolcezza dopo mio padre. Mio padre. Non il suo. E quella siepe è tornata a dividerci, e tutto il resto, con la violenza dolorosa di una pugnalata, mi ha colpito di nuovo.
Essere traditi da chi hai amato è più doloroso soprattutto perché il colpo arriva alla finestrella più interna del cuore…apre quella porta che non avevi mai aperto a nessun altro…e ferisce come niente ha ferito prima.
Ma dopo di lei la lezione l’ho imparata. Nessuno ha più visto quella parte di me, dolce, sbarazzina, capace di ridere ed amare senza complottare. Nessuno si è più potuto avvicinare come lei aveva saputo fare. Non avrei sopportato un altro tradimento del genere…almeno fino ad Ettore. …ma la passione che c’era con Ettore non poteva essere fermata da nessuna remora razionale, da nulla. E non lo fu. Un fuoco ardente che non è mai durato abbastanza…ed altro dolore.
Guardando Carla di nuovo davanti a me ieri ho avuto quella dolcissima, struggente, e pericolosissima tentazione che in questi anni non mi ha mai abbandonato…riabbracciarla e cacciare dietro di noi tutto quello che è stato. Non c’è stato un giorno in quegli anni di gioventù in cui mi mancavano la sue ingenuità e il suo affetto, in cui non abbia desiderato ritrovarla. E anche negli anni a venire quando il pensiero è tornato a lei una parte di me si continuava a preoccupare…a sperare che fosse felice. Ma non ho mai permesso che quel desiderio prendesse il comando. Non ho mai permesso a quella debolezza di intaccare la mia forza, la personalità che stavo sviluppando. Che mi ha fatto diventare Marina Kroeger.
Eppure se penso che tra pochi giorni avrò in mano il suo destino, mi chiedo cosa darei per tornare a quella notte e avere un modo per risolvere poi tutto diversamente, per non dovere essere io arbitro di infelicità per lei, che forse ne ha già avuta così tanta. Avere nelle mani la vita di chi hai amato, odiato, poi rimpianto, è una responsabilità che non auguro a nessuno. Perché il limite tra giustizia e vendetta è un velo così impalpabile…così fragile…
Ma di una cosa sono sicura. Qualunque cosa sia successa tra di noi, non permetterò che nessuno faccia leva sul mio rancore per colpirla. Tanto tempo fa non mi frenai e lei forse pagò troppo a caro prezzo colpe non sue. Oggi so che devo impedirle di colpirmi, e lo farò, ma non permetterò che venga rinchiusa di nuovo…dietro sbarre che soffocherebbero quel poco che è rimasto di Carla. Non so se in Carol qualcosa di lei c’è ancora, ma quella sola, piccola, minuscola possibilità di lasciarla respirare basta per decidermi a non denunciarla.
Forse non sarà mai più Carla per me, non lo sarà per le “noi” che eravamo e che avremmo potuto essere, se non mi avesse mentito. Ma se da qualche parte nel mondo lo sarà per se stessa…saprò di avere fatto la cosa giusta.