La notizia è di quelle che non fanno ridere per niente. E TvBlog, incapace di comprendere quale profondo dramma si nasconda dietro poche righe, ci fa pure un post dal titolo ironico, "Centovetrine Berge Che viene Brugia che se ne va.
(al solito cliccare per ingrandire - GRAZIE MICA!)

Ora, come avevo detto in altro luogo, che Raffaella dovesse fare il tagliando, pagare il fio della colpa, e pagare pegno...insomma...dovesse sorbirsi la storia con l'affascinante "Diva dagli occhi neri (e non mi riferisco a Tosca e Cavaradossi! Magari ci fosse lo Scarpia della situazione...)", con qualche difficoltà e qualche improperio, l'avevamo accettato.
Ma adesso si esagera...voglio dire, una diva in più e un fusto in meno a San Giusto sono condizioni che portano a ridefinire tutta l'equazione dell'energia Centivetrinese...
E oltretutto vorrei tanto sapere a quale improponibile ragione dobbiamo tale sorpresina dell'uovo d'agosto...mi verrebbero in mente gli accidenti che la De Micheli avrà mandato ai tempi dell'arrivo della rossa, ma a meno di avere fatto come l'Uomo che si privava delle propaggini per far dispetto alla moglie, dubito che la bionda sia meno incavolata (per essere fini) della rossa per il tangibile panorama che improvvisamente le è stato sottratto...e di sicuro di tale allontanamento non è responsabile...Altra ipotesi è che la Diva abbia fatto un altro danno e queste siano le conseguenze di una lite tra i fratellini rocciosi..ma preferisco depennare questa ipotesi, in quanto se fosse verificata aggiungerebbe un peso tale al carico penale (frantumazione organi pazientiferi, raddoppio dell'insulto all'intelligenza dei telespettatori con la storia del clone, oltraggio al comune senso del palloso per la storia con Ridg...Asia) che pende su Alessandro Mario da rendere l'ergastolo (in stanza da dividere con Albano in vena canterina) un buffetto affettuoso in confronto alla adeguata pena da comminargli.
Per cui...meglio che da queste parti non si scopra mai chi è responsabile di questa tragedia...e in previsione di tale periodo di magra ci si godranno di più i mesi a venire. Anche perchè l'unico decente che resta fa la parte del prete...e ho detto tutto.
E ora...la terza puntata della sceneggiatura, trascritta giusto ieri sera grazie a Dragon. (per chi si chiedesse se è un amico cinese che ho messo a lavorare per me, rispondo che è il software di dettatura vocale che tutti i pigri dell'universo vorrebbero avere installato sul pc...).
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Ivan sussultò e si appoggiò allo schienale...il respiro era affannoso ...la mente confusa...le gambe minacciavano di non reggere...
Ma al di là del pannello stava sucedendo un putiferio...Gli unici immobili sembravano Ettore e Marina, col bambino che si agitava, stretto tra braccia ancora così poco conosciute..il brigadiere aveva portato la foto segnaletica di Marina, che dopo due anni era ancora in cima alla top ten ai ricercati e il tenente aveva fatto un salto.Un istante dopo si era attaccato alla ricetrasmittente
"Rinforzi! Immediatamente...Catturato pericoloso latitante! Urgenti tinforzi!!!"
Mentre intorno si scatenava un turbinio di chiacchiere, commenti, sussurri, telefonate frenetiche di signori qualunque che si sentivano in mezzo all'azione...
"Tu non hai idea..."
"Si la arresteranno..."
" Ma è vivo ti dico...e nemmeno ridotto così male..."
Il solito fotografo avvertito chi sa da chi si era avvicinato di soppiatto tentendo di nascondere la voluminosa macchina fotografica in attesa dello scatto da vendere a cifre astronomiche con cui sistemarsi per sempre...
Le manette scattarono ai polsi di Marina. Acciaio gelido su quella pelle che aveva conosciuto solo gioielli ...
Le mani dei carabinieri sulle braccia che fino a pochi giorni prima erano state sfiorate con amore, o strette nell'impeto della passione...I flash si fecero sempre più accecanti , sempre più ravvicinati, mentre una Marina immobile fissava Adriano dimenarsi tra le braccia del padre...e Ivan stringeva i pugni .Era un incubo. E poi lo stallo finì.
Il tenente giudicò di essere stato sufficientemente immortalato nell'eroica impresa, e affidò Marina ai brigadieri che la portarono via velocemente...Non abbastanza da evitarle ulteriori foto, occhiate, commenti.
Perfino il misero conforto di nascondere il volto dietro le mani le fu negato.
I polsi erano stati ammanettati dietro la schiena.
Ivan aveva seguito con lo sguardo Marina finché non era scomparsa non, come il resto dei presenti, poi era tornato a guardare Ettore. Con uno stupore che era rasentava l'incredulità.
"Signor Ferri credo che in questura avranno bisogno di alcuni chiarimenti "
"Domani tenente. Domani ". Il colore iniziava ad defluire dal volto, ed in un moto istintivo Ivan fece per sostenerlo. Ma Ettore era abituato a questi cali... il suo corpo non si era ancora rimesso del tutto ma la sua forza era intatta. Si appoggiò al bancone un istante, poi si sollevò e si avviò all'uscita, ignorando totalmente le ali di curiosi che si aprivano al suo passaggio. Dietro il pannello il volto di Ivan si faceva di istante di istante più cupo.
CARCERE
La porta si chiuse dietro le spalle di Marina, con il solito stridio di cardini e chiavistello, e una morsa le attanagliò il cuore... era passata una settimana, ormai, ma non riusciva ancora ad abituarsi alla terribile sensazione di imprigionamento. Le inferriate alla finestrella in cima... troppo alta per vedere altro che uno spicchio di cielo, troppo piccola per lasciar passare più di un raggio di sole... iniziava davvero ad odiare quel neon mezzo rotto, continuamente lampeggiante... simbolo di un'incertezza che ormai pervadeva quel poco che era rimasto della sua vita. Eppure la cella di isolamento ( "Una singola alla fine!" Pensò con l'ironia che si ostinava a non voler morire) era stata un sollievo. Non doversi più confrontare quotidianamente con le altre detenute, con i mille occhi che ad ogni istante la seguivano. Il poter mantenere l'incognito si era rivelata una chimera ancora prima di entrare in cella.
Mentre era d'occhiata in questura da Valerio e dalla Samorì, mentre le venivano contestate le accuse e veniva trasferita in carcere qualcuno aveva avvertito le detenute. E mentre percorreva il corridoio con i vestiti della biancheria che le erano stati dati, le voci che le urla di scherno l'avevano colpita. Niente in confronto all'accoglienza personale. Il suo nome, la sua storia, perfino la sua bellezza, non le erano che ostacoli in quel contesto. Che fossero ostili oppure intimidite, non c'erano grandi differenze nel comportamento delle detenute. Si tenevano a distanza, senza offrire conforto o complicità. Le due ergastolane avevano tentato, è vero, di trovare un punto debole e sfruttarlo per costringerla a riconoscere la loro superiorità. Ma senza abbassarsi al loro livello di minacce o intimidazioni aveva fatto chiaramente capire che un tale atteggiamento nei suoi confronti sarebbe stato amaramente rimpianto. Marina repressa l'amaro sorriso che le era affiorato sulle labbra... era stata solo la prima battaglia... quelle due non avevano capito con chiedessero che fare... ed erano, nonostante tutta la loro ostentazione, avversarie molto meno pericolosi di quelli che l'aspettavano fuori.
“Salvini Kroeger Ferri? Ma quanti cognomi ha? Senta ne scelga uno non posso sgolarmi ogni volta. Allora? " " Io sono Marina Kroeger. E basta "
" L'aspettano in parlatorio Kroeger. Visite altolocate " Sussultò
"Chi? " " Si vuole rovinare la sorpresa? " Vedendo l'espressione improvvisamente tesissima decise di rispondere " Ivan Bettini” Piccolo rilassamento e tensione di altro tipo.
PARLATORIO
Dio che desolazione. Ivan non aveva dimenticato quanto fosse squallido il carcere e il parlatorio non faceva eccezione. Ma aveva sperato di non dovervi tornare mai più. E il pensiero che Marina fosse costretta dietro quelle sbarre, nonostante il rancore che provava da giorni contro di lei, gli causava sofferenza. Aveva impiegato una settimana a trovare la forza di chiedere il colloquio con con l'opposizione che occupava nessuno gliel'avrebbe negato, tantomeno Valerio a cui si era rivolto e chi aveva ascoltato i suoi dubbi. Il tirapiedi di un tempo era una manager affermato il potente. Ma proprio il fatto che una volta chiesto, il colloquio sarebbe stato concesso immediatamente, gli aveva impedito di risolversi subito a farlo.. Era pronto ad incontrare Marina? Sarebbe stato capace di controllare il rancore per essere stato escluso degli ultimi due anni? E lei li avrebbe risposto? Come era cambiata Marina in quel periodo? Per chi aveva accettato di essere consegnata alla polizia senza battere ciglio? Come aveva potuto lasciare il figlio? La Marina che aveva conosciuto in passato non avrebbe mai fatto... quelle che si sarebbe trovato davanti era un’estranea ormai?
No, non lo era, comprese non appena Marina entrò nel suo campo visivo. Non aveva importanza il luogo, il momento, lo sfondo.
Marina era sempre Marina. Ovunque e comunque e si, accidenti a lei, rivederla gli faceva piacere.
Ma non le avrebbe dato la soddisfazione di vederlo... lo avevano ignorato, tradito e tenuto all'oscuro. Quello che voleva ora era un perché.
" Marina "
" Ivan. È bello rivederti "
“ Sapevi dove trovarmi ma hai preferito restare dov’eri. Avete preferito. " L'amarezza stava risalendo. Come avevano potuto?
" Sapevo che non sarebbe stato semplice... posso spiegarti se vuoi. "
" Sono qui per questo, Marina. "
" Solo per questo? " " Assolutamente "
" Un uomo nella proposizione dovrebbe aver imparato bluffare meglio di te, Ivan. Ma hai il diritto ad una spiegazione. Sarà lunga. " "Ho tempo. E credo ne abbia che tu ". Un'ironia inutile... si sarebbe mangiato le mani... ma ormai...
" Da dove vuoi che inizi? " " Che ne dici dall'inizio? Due anni fa Anita spargeva le ceneri di Ettore al vento e in questo momento Ettore si trova casa suo... vivo e vegeto, non so quanto in salute... ma vivo. Di chi erano quelle ceneri? "
" Di un uomo ripescato nel mare vicino le coste della Corsica, tre mesi prima, e non ancora identificato "
" E come diavolo le avete avute? " " Me ne occupai io. Mentre Ettore cercava un po' di pace in quel convento, io attivavo i miei contatti, organizzavo il necessario per la nostra spedizione. Ettore stava entrando nella fase critica. "
" Lui aveva detto che andava a morire da solo... "
" Ed era questo che voleva davvero. Ma la mia gravidanza cambiò tutto. Per lui ma soprattutto per me. Non potevo accettare il mio figlio non conoscesse suo padre.E non potevo perdere lui. "
" Ma non aveva speranze... "
"Lo credevamo entrambi. La medicina tradizionale non gli aveva dato chance. Ma io non volevo arrendermi... ed alla fine scoprii il dottor Stern. Avevo saputo che proprio in Sudamerica aveva elaborato una cura per il male che stava uccidendo Ettore. Ma anche che la sua cura non aveva alcun fondamento scientifico riconosciuto... non sarebbe mai stata approvata in tempo. Lo contattai e dopo mille riserve accettò di sottoporre Ettore alla cura... ma senza garantire nulla "
" Ed Ettore accettò? " " No. Non voleva. Non voleva più lottare "
" E tu invece non avevi mai smesso, vero? "
" Non potevo arrendermi... organizzai il tutto all'insaputa di Ettore... il volo, una cura in Sudamerica... il corpo che doveva sostituire quello di Ettore. Ma avevo bisogno del suo consenso. Il dottor Stern era stato categorico su questo. Serviva la sua volontà... una cura non avrebbe mai funzionato. E lui continuava a rimandarlo. Finché non arrivò Anita. " Ivan sobbalzò " Anita? "
" Sì. Fu una scarica per lui. Rivederla gli impedì di lasciarsi andare del tutto... ruppe quell’estraniamento dal mondo che si era imposto. Ma ormai stava malissimo. Organizzare la mia finta partenza, e lui all'ultimo momento, in macchina, acconsentì alla cura. Si disse che se fossi riuscito a portarlo in Sudamerica... lui avrebbe accettato la cura. Ma nessuno doveva saperne niente. Io allora non capii le sue motivazioni, ma lui fu irremovibile su questo. In realtà non credeva davvero nella cura, era solo una speranza... troppo lieve. E non sopportava di illudere di far soffrire Anita per la terza volta. Mi fece giurare che non era il parlato nessuno finché lui non fosse stato bene,... a meno che Anita fosse in pericolo... "
" Ma Anita è stata in pericolo...! " " Ivan lo vedi dove sono, no? Non andò tutto bene. Ettore collassò subito dopo la mia partenza... e non riprese mai conoscenza. Tutto quello che avevo organizzato funzionò perfettamente; Ettore venne portato in ospedale, dichiarato morto da medici compiacenti, e trasferito in fretta in Sudamerica. Arrivò ventiquattr'ore dopo di me. Al suo posto venne cremato in fretta, in ossequio alle sue " volontà ", il corpo di quello sconosciuto le cui ceneri vennero consegnati ad Anita. " " Con che diritto le hai negato il conforto di sapere che Ettore era vivo, Marina? E con che diritto le negato a me? "
" Col diritto di una madre, Ivan. Anita aveva avuto un padre. Mio figlio rischiava di non conoscerlo mai. E poi avevo giurato. "
" Comodo come alibi " " Sì, comodo. Ma per una volta non stavo lottando per me, solo per me, ma per mio figlio. Tu non hai figli Ivan. Non puoi capire "
" Forse no. Ma so cosa significa amare. Io visto quanto soffrire Anita. Voi l’avete abbandonata. L'avete lasciata sola e disperata. E non vi siete fidati di me. " "Ivan, Ettore entrò in coma due giorni dopo... e la cura prevedeva che ci rimanesse per un anno, se fossi andato tutto bene. E io stavo portando avanti la gravidanza. Non potevo tornare in Italia, non potevo lasciare Ettore. "
" Nemmeno quando Anita è morta? " " Quando Anita è morta Ettore era in una fase molto critica della cura... svegliarlo avrebbe significato condannarlo a morte. E io non potevo permetterlo. "
" Tu, marina? Ma chi sei tu, Dio? Chi sei arrabbiata di diritto di giudicare, scegliere, dare la vita o negarla.... Ettore non avrebbe mai scelto di non salutare per l'ultima volta Anita. E l'Ettore che conoscevo io non ti avrebbe mai perdonato. "
Si guardò intorno e poi guardò lei " E non l'ha fatto. Sei qui perché ha voluto punirti levandoti tuo figlio come tu gli hai sottratto Anita "
Marina fece per parlare ma non ci riescì.
" Siete sempre stati fatti l'uno per l'altra... avete sempre scelto per gli altri... anche quando non aveva nessun diritto. È inutile chiederti perché non mi hai avvertito nemmeno allora, giusto? Nemmeno quando i Della Rocca hanno preso il potere? Non potevi rischiare il tuo prezioso padre... sono passati due anni Marina. Quando si è svegliato Ettore? "
" Tre mesi fa. La cura non ha funzionato perfettamente. Ha impiegato molto più tempo del previsto per far regredire la massa tumorale. Il fisico è arrivato al punto di rottura. Quando il dottor Stern ha autorizzato il risveglio Ettore aveva dei valori bassissimi . È stato come insegnargli di nuovo a vivere ( voce commossa ) eppure sono stati messi meravigliosi... io, Ettore ed Adriano... "
" Lui sapeva? " " No. L’ha saputo un mese fa. Da un giornale che indicava Edoardo Della Rocca come presidente del gruppo Ferri. È diventato un altro nel volgere di un attimo. Poi è tornato in Italia, mi ha fatto tornare ( dura ) mi ha consegnata alla polizia, ( voce tremante ) mi ha levato Adriano. Non lo vedo due settimane. "
" Non cercare pietà da me ( sussulta ), Marina, anzi non cercarmi più. Ero venuto per delle risposte, e le ho avute, ma è stata una delusione... io per voi non sono esistito? Voi non esistete più per me. Ho dedicato la vita al gruppo Ferri e voi l'avete lo avete lasciato nelle mani del primo venuto... ma questo primo venuto è stato capace di risollevarlo e dargli nuova linfa... adesso la mia lealtà va a lui. E basta. "
"E' la tua decisione definitiva? " " Non cambierò idea Marina. Avete preso una decisione. Anch'io ora la prendo. E credo che tutto sommato tu stia avendo quello che meriti. Mi basta pensare agli ultimi mesi di Anita per far scomparire ogni sentimento positivo... addio Marina. Guardie! Il colloquio è finito. "
Uscì.
Marina attese che la porta si chiudesse alle sua spalle poi sospirò.
" Arrivederci Ivan "
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