mercoledì, 21 maggio 2008
Ok, il post è vagamente autoreferenziale, ma sono sul mio blog...
Sappiamo che torna Roberto Alpi. Ci stiamo arrovellando su come possa tornare.
Nel 2005, un anno dopo la sua uscita, la sottoscritta scrisse un'ipotesi di suo ritorno, e "qualche" scena.
(alcune cose sono ovviamente molto diverse da come le abbiamo viste, nelle prime puntate c'è la spiegazione che io ipotizzai per la "resurrezione" :D
Chi ne ha voglia, chi non mi conosceva, chi mi ha sempre conosciuto e non saprebbe dove ritrovare quelle pagine, può andare ai seguenti link, sono le diverse puntate di quel ritorno
e...perdonatemi, l'ego è ... sempre l'ego. :)

Prima puntata:Ettore racconta attraverso i suoi pensieri...come mai è ancora vivo!

Seconda puntata:Marina e Ettore tornano in scena all'aeroporto...lei arrestata, lui si prende il figlio.

Terza puntata: Marina arrestata, Ivan in carcere a parlarle e recriminare.

Quarta puntata: Edoardo pianifica e fa danni, Ettore impara a fare il padre, Laura decide un gesto
inaspettato.

Quinta puntata : Incontro in carcere tra Laura e Marina. E arriva il pupo.

Sesta puntata: Laura passa il pupo a Marina

Settima puntata: Marina riabbraccia il pupo in carcere, e il mondo per un'ora sparisce.

Tutto il resto del ritorno in scaletta, non l'ho mai trasformato in una sceneggiatura completa. (ma è la prova che l'ho fatto nel 2005 :P)
postato da: limmuccia alle ore maggio 21, 2008 17:09 | Permalink | commenti (1)
categoria:il ritorno scritto nel 2005, post speciali
lunedì, 01 ottobre 2007

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Ma Marina già non la guardava più, troppo tempo era passato dall'ultima volta che aveva toccato suo figlio, che ne aveva sentito il profumo, i gorgoglii divertiti, che ne aveva visto il sorriso. Le mani dapprima tremanti, poi sempre più veloci sfiorarono le guance del bambino, poi i capelli, poi l'ultimo lembo di razionalità sopravvissuto scomparve e Marina abbracciò suo figlio. Il bimbo sussultò sorpreso, troppo piccolo per capire quanto quell'abbraccio fosse mancato alla madre, ma decisamente contento di ritrovarla. Marina era passata da un’immobilità completa ad un movimento continuo. Le sue mani e i suoi occhi sembravano non saziarsi mai del piccolo Adriano. Persa in un mondo lontanissimo da quel carcere in cui esistevano solo lei e il bambino, Marina si era seduta con il figlio in braccio e senza guardare null'altro che fossero gli occhietti nocciola come i suoi, lo faceva saltare girare e divertire come aveva fatto in tutti i mesi da quando era nato. Per un momento il grigio del parlatorio si era colorato di 1000 tinte meravigliose, e senza parole le due figure sembravano non smettere di parlarsi un istante. " Amore mio, piccolo, piccolo mio, come stai? Quanto sei diventato grande, piccolo piccolo mio."
Marina era troppo intelligente per non sapere a livello razionale che il figlio non la capiva, ma in quel momento la sua razionalità non esisteva. Esisteva solo la consapevolezza che per pochi minuti alle sue braccia era stato restituito il suo piccolo.

Laura e Valerio, facendo finta di parlare tra loro, non avevano perso un attimo di tutta la scena.

“Mi devi una cena, la scommessa l’ho vinta io. Avevo detto che Marina avrebbe smesso di mostrarsi così altera se avesse visto il figlio... e tu non ci credevi.

" Hai ragione. Non ti avevo ascoltato, ma a mia discolpa posso dire che non conosco l'effetto che fa il senso materno. E non avrei mai pensato che lo potesse conoscere Marina Kroeger. Invece a quanto pare quel bambino ha fatto il miracolo. "

" Non sembra nemmeno la stessa persona... pensi di poter avere problemi per avermi permesso di darle il bambino?”

“No, sono sicuro che non ce ne sarà motivo. Sembra avere perfino dimenticato di essere in carcere. "

E in effetti Marina in quel momento tutto pensava tranne che di essere circondata da un carcere. Per lei il paradiso non aveva aspetto molto diverso da quella stanza e da quel bimbo. Ad un certo punto il bambino si accorse di un ricciolo che era sfuggito alla severa acconciatura che lei s'imponeva da quando viveva in carcere. Ridendo divertito lo acchiappò con la manina e iniziò a tirarlo. Laura nel vedere quel movimento si irrigidì istintivamente: la Marina che conosceva non aveva mai permesso a nessuno di toccarle i capelli senza conseguenze. Valerio osservò quindi il volto sbigottito dell'ex moglie, che senza credere ai propri occhi, vide Marina sciogliersi i capelli con un sorriso dolcissimo e avvicinarli al bambino, che iniziò a tirarli tutti insieme ridendo. Se fosse stato per Marina l'abbraccio con cui aveva avvolto il figlio non sarebbe mai finito, ma da quando era diventata madre aveva imparato a mettere davanti a tutto il pensiero di suo figlio. E in quel momento sapeva che la cosa più importante per lasciare un'impressione di serenità, di dolcezza e di divertimento nel bambino. Non sapeva come Ettore si comportasse con lui. Era passato troppo poco tempo da quando si era ripreso a quando aveva scoperto la verità e trasferito anche sul figlio la rabbia che provava verso la moglie. Adesso lei non c'era, ne per proteggere Adriano, ne per provocare suo padre. Ma poteva fare in modo che quei minuti fossero uno scudo per la durezza che lo poteva attendere fuori. Il bimbo intanto stava diventando irrequieto. All'improvviso Marina si rese conto che ormai arriva l'età giusta per cominciare a camminare, se qualcuno gliel'avesse insegnato. Lo posò attentamente a terra e si rese immediatamente conto che tutti i timori verso Ettore erano infondati: Adriano trotterellava per la stanza tirandosela dietro con un'energia che aveva sicuramente ereditato dal padre, e dimostrava una tale sicurezza nel muoversi, per quanto temperata dall'andamento ondeggiante dei bimbi, da rendere evidente che qualcuno lo aveva sorretto a lungo, prima di lasciarlo andare.

Stranamente proprio la consapevolezza che, nonostante l'odio per lei, Ettore non aveva dimenticato di essere padre, minò l'autocontrollo che era riuscita a imporsi fino a quel momento. Pericolosamente sull'orlo delle lacrime, fermo il bambino che stava iniziando ad andare un po' troppo veloce, e si appoggiò al tavolo. Laura si accorse del cambiamento nell'atteggiamento e quando Marina si sedette abbracciando di nuovo il bambino fino a soffocarlo quasi che iniziò seriamente a preoccuparsi.

"Non sono un'esperta di psicologia , ma ho paura che se le lasciamo ancora un po' il bambino invece che forza le porterà fragilità. Stava tremando un momento fa. "

" Sì, me ne sono accorto. Credo proprio che tu abbia ragione. E il tempo sta diventando troppo lungo. L'ispettrice di turno potrebbe insospettirsi, e non sarebbe il caso. " " E non sarebbe la sola. Sai che lui sta aspettando fuori. "

Nel momento in cui la porta si aprì Marina si rese conto che la sua ora di paradiso era finita. Chiuse gli occhi per un istante registrando tutte le sensazioni che avere il figlio tra le braccia le procurava , e si vietò di chiedersi quando avrebbe potuto rivederlo. Stranamente Laura esitava, qualcosa le impediva di andare a prendere il bambino dalle braccia di Marina. Forse si rendeva conto che per quanto lei avesse sbagliato quella era una punizione che non meritava. Fu lo squillo di un cellulare a fare trasalire entrambe le donne. Laura riconobbe il nome di Ettore come chiamante, e pur non rispondendo, trasmise con lo sguardo a Marina un preciso segnale. E Marina non poteva far finta di non vederlo. Prese il bambino e lo mise in piedi davanti al vetro. Poi fissò un'ultima volta gli occhi nocciola così simili ai propri.

" Ti prometto che tornerò presto, e non ti lascerò mai più. Ti voglio bene, ricordalo”

Poi, prima di cambiare idea, lo passò a Laura che aspettava dall'altro lato del tavolo. Avrebbe voluto avere la forza di voltare le spalle il figlio e rientrare immediatamente nel corridoio delle celle, ma non ci riuscì. Restò a guardare fino all'ultimo istante i capelli rossi, le spalle, le gambe, la piccola schiena del figlio che finché non fu scomparso dietro la porta. Un istante dopo entrava Valerio, lo sguardo indecifrabile.

" Laura deve riportare il bambino a casa. Sono venuto solo per dirle che oggi è stato un caso eccezionale, non potrà ripetersi, almeno finché lei sarai in isolamento. So quanto è difficile la vita in carcere, e so che l'isolamento può sembrare, a volte, una soluzione. Ma si ricordi che finché non rientra nell'ala normale non potrò farle avere altri permessi di colloqui. "

"Ettore non lo permetterebbe comunque. Ma la ringrazio per quello che ha fatto oggi. Quanto all'isolamento so bene che finirà anche troppo presto. Vorrei tornare in cella ora. " Il tono era tornato quello della Marina di sempre. E Valerio era sul punto di cedere all'irritazione. Forse aveva sbagliato a considerare persa la scommessa con Laura. Ma abbassando lo guarda si accorse che le mani di marina tremavano, questa volta sempre più forte, e non accennavano a smettere.

“Quidelli! La visita è finita. La signora Kroeger torna in cella.”

Indispettita dal lungo colloquio, e ferite nell'amor proprio per essere stata allontanata l'ispettrice della polizia penitenziaria non si fece attendere, e vedendo il " nervosismo " che Marina mostrava, si prese la rivincita obbligandola a voltarsi e bloccandole i polsi con le manette. Valerio fece per intervenire, ma uno sguardo della poliziotta gli fece capire che a pagare sarebbe stata Marina. Forse, in fondo, aveva bisogno di quel gesto per ritrovare la forza di andare avanti. Diagnosi quanto mai azzeccata, pensò poco dopo il vedendo la donna che si fermava dopo aver attraversato le sbarre, dicendogli velocemente " Grazie Valerio. E ringrazia anche Laura. So che non è stato facile.”

Un attimo dopo la porta si richiuse, separando di nuovo i liberi da quelli che sognavano di tornare ad esserlo.

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postato da: limmuccia alle ore ottobre 01, 2007 13:23 | Permalink | commenti (3)
categoria:centovetrine, raffaella bergè, il ritorno scritto nel 2005
venerdì, 28 settembre 2007

 E' tardi, domani ho una consegna importante, e qui la gente arriva indipendentemente da quello che scrivo...quindi i commenti sulle scene di Marina aspettate domani per leggerveli, adesso c'è la sesta puntata della sceneggiatura.

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Ma Laura non si muoveva, non avanzava, guardava Marina aspettando. E Marina non poteva muoversi. A meno di non scavalcare letteralmente la fila di tavoli non avrebbe potuto avvicinarsi al figlio e se l'avessi fatto gli allarmi sarebbero impazziti allontanandola di nuovo dal piccolo chissà per quanto...

Mentre cercava di riprendere un minimo di autocontrollo Marina si sentiva più in trappola che in tutte le settimane passate in cella. Questa volta fu il bambino a rompere l'immobilità delle due donne, che si confrontavano sotto lo sguardo di Valerio. Infastidito dalla forzata pausa si mosse tra le braccia di Laura voltandosi, e vide la madre. Riconoscerla e alzare le mani per essere preso in braccio da lei fu un momento, vissuto con l'ingenuità di chi in quella stanza vedeva solo gli ostacoli fisici e non quelli legali. Ma fu un momento anche per Marina gettare qualsiasi prudenza alle ortiche ed avanzare, un'espressione chiarissima in volto. Non esisteva vetro che potesse fermarla in quel momento. Ma non ci fu bisogno di tanto. Intuendo la determinazione che aveva preso il posto della fragilità, fu Laura ad avvicinarsi al divisorio e a posare Adriano in piedi sul tavolo. Uno sguardo d'assenso con Valerio, e colse marina di sorpresa, sollevando il bimbo e posandolo attentamente dall'altro lato del vetro. Lo sguardo attonito di marina passò fulminea mente attraverso qualcosa che assomigliava molto, ma sicuramente non era, gratitudine, per posarsi sul volto del figlio, ormai completamente sveglio ed entusiasta del nuovo gioco.

" Marina ". La voce di Laura veniva a rompere l'incanto prima che si fosse creato, marina non aveva ancora sfiorato il piccolo. Alzò gli occhi ma Laura si era allontanata, era vicino alla porta e la guardava interrogativamente. Il cervello di marina si era emotivamente svuotato, impiegò un attimo a capire cosa Laura volesse sentirsi dire. “ Non ho nessuna intenzione di fare pazzie, stai tranquilla ". Laura annuì, poi uscì dalla stanza ricomparendo un attimo dopo accanto Valerio, nel corridoio di sorveglianza.

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postato da: limmuccia alle ore settembre 28, 2007 01:00 | Permalink | commenti
categoria:il ritorno scritto nel 2005
lunedì, 24 settembre 2007

Ecco la V puntata della sceneggiatura del ritorno di Marina, scritta nel...2007. Il pezzo che introduco oggi è infatti il primo scritto recentemente.

A voi i commenti, la titolare oggi ha preso 26 a macchine e si sente giusto un paio di cm sotto il nobel. :)

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CARCERE

 

" Salvini Kroeger Ferri! Salvini Kroeger Ferri! Hai deciso di suicidarti anche tu? " " Non ci sperare, sono un osso più duro. Cosa c'è? Credevo che almeno l'isolamento mi desse un po' di pace! " " Certo ma quando si hanno visitatori con amicizie in alto... prima il fratello del commissario, adesso l'ex moglie... poi si verrà, il gatto di famiglia? " " Laura? Laura beccaria? Piuttosto che vederla qui e dichiaro colpevole... dille che ha fatto un viaggio a vuoto. E che avrebbe dovuto saperlo... se ci avesse pensato. "

" A quanto pare si aspettava una calorosa accoglienza... mi ha detto di riferirle che se non va in parlatorio se ne potrebbe pentire. E tendo a crederle. "

" Tu? Che centri tu? E poi come mai torniamo ad lei? Mi sembrava ci avesse preso gusto nel ruolo " " lei ha una capacità unica di ispirare i sentimenti peggiori signora Kroeger. Ma ciò non toglie che a tutto c'è un limite. Anche alle deroghe che concedo alla mia divisa. Adesso le consiglio di vestirsi e andare in parlatorio. Dopo questa visita il prossimo esterno al carcere lo vedrà tra un mese. Allora? " " Sto arrIvando. " Marina diede un ultimo sguardo all'immagine che le rifletteva lo specchio sbreccato... lo scintillio era sempre quello, per abiti e acconciatura non c'era molto da fare. Ironia superiorità e sconfitta si alternavano sul suo volto mentre percorreva i corridoi... i ricordi con Laura iniziavano male e finIvano peggio. Chissà come era ora la sua vita? Si era riscattata dal ruolo dell'eterna secondo? Marina era abbastanza onesta da mettere se stessa che non le importava gran cosa di come vivesse ora Laura. L'unica realtà era che davanti al tavolo sarebbero state dai lati opposti del vetro. E che forse portava un messaggio.

Mentre la ora attendeva nel carcere un filo di nervosismo tendeva a crescere. Gli scontri con Marina le erano costati molto in passato. E non aveva nessuna voglia di viverne un altro. No non sapeva che interlocutrice attendersi, ma la Marina che apparve dalla porta aveva l'incedere di una duchessa che entrasse nel suo salotto. Per non parlare delle movenze con cui si sedette indicando a Laura di fare altrettanto. Sarebbe stato difficile immaginare dietro quella incredibile faccia tosta il disperato tentativo di nascondere l'umiliazione che la prendeva ogni volta che la mano della guardia le bloccava il braccio... e Laura non vedeva così in profondità. Un silenzio strano cadde fra le due donne. Non c'era imbarazzo, ma il ricordo della vecchia ostilità. Non poi così vecchia.

" Felice di rivederti, Marina " attaccò Laura

" ma non mi dire. In particolare, felice di rivedermi qui? " Il precario autocontrollo di Marina vacillava. Non era facile sopportare lo sguardo e i pensieri di Laura. Il fatto che tra poco lei sarebbe uscita dal sole... " perché sei venuta? Volevi prenderti una rivincita? Ora l'hai fatto. È meglio che te ne vada ".

Prima sbalordita, poi toccata da quell'incrinatura nella voce, Laura trovò le parole mentre Marina si alzava " forse è il caso che tu aspetti un minuto. Sono stata da Ettore "

L'istantanea fitta di gelosia percorse Marina e la bloccò. " Dev'essere destino, io millantai una settimana di passione travolgente con Massimo davanti ad Anita. Tu ora lo fai con me riguardo ad Ettore. Ma non mi interessano... " " forse è meglio che Anita non la nomini visto che l’hai fatta morire senza suo padre a fianco. " " Io non ho fatto morire proprio nessuno. Anita assalì volontariamente su quell'aereo, ed Ettore sarebbe morto se io l'avessi svegliato allora "

il cielo era sceso immediatamente nelle voci e ne i volti. La situazione di stallo si prolungava mentre entrambe inseguIvano ricordi dolorosi. Fu Laura a riscuotersi.

Inutile parlare del passato. Non arriveremo mai ad un accordo. " " Neppure mi interessa. Perché sei qui Laura? Solo per dirmi " amo l'uomo che tu ami "? Hai il nome sbagliato per la parte. "

A Laura scappa un sorriso. " Se Ponchielli ti avesse conosciuto Gioconda avrebbe fatto finire la storia di un altro modo. E comunque ti sbagli. Il tempo con Ettore è passato. Inutile rIvangare sentimenti che sono rimasti nella sua altra vita. Lo so fin troppo bene. ""E visto che l'hai capito sei venuta a dirmelo? Ma quanta gentilezza da parte tua. Certo, da realizzare la verità è sempre bene, meglio tardi che mai... adesso mi lasci in pace? " " Rendi veramente difficile farci un favore, Marina. Volevo riferirti di qualcuno che ho visto quando sono stata da Ettore. " Secca. Marina impallidì. La fierezza che l'aveva sorretta fino a quel momento scomparve, lasciando il posto ad un'angoscia fortissima, dilaniata tra il bisogno di resistere chiudendo gli occhi, e il desiderio di chiedere. Alla fine l'orgoglio scomparve con voce irriconoscibile riportò gli occhi sul volto di Laura. " Se vuoi dirmi qualcosa su... su di lui fallo, ma se ti resta un briciolo di... non usarlo per ferirmi. Usa quello che vuoi, ma non lui "

Laura la fissò per un istante poi sorrise. " Alla fine non mi sbagliavo, almeno come madre sei umana. Improvvisamente si alzò e uscì dalla stanza, seguita dallo sguardo sempre più fragile e confuso di Marina. Quando il secondo minuto fu passato l'irritazione preso il posto dello sconforto, ma anche quella momentanea forza si dissolse nell'istante in cui vide Valerio riaprire la porta, seguito da Laura che in braccio portava Adriano. Difficile ragionare, impossibile difendersi. Marina alla vista del figlio strinse i pugni in un estremo tentativo di controllare il cuore che era partito impazzito in una cavalcata solitaria, volando al di là di quel maledetto vetro. Valerio chiuse la porta alle spalle di Laura, si avvicinò alla guardia che sorvegliava l'incontro e le fece segno di allontanarsi. Marina per tutto il tempo non aveva staccato gli occhi per un istante dal volto del figlio, mentre le mani sembravano attratte verso di lui da una forza irresistibile…

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postato da: limmuccia alle ore settembre 24, 2007 22:19 | Permalink | commenti (1)
categoria:centovetrine, il ritorno scritto nel 2005
venerdì, 14 settembre 2007

Questa è la puntata più imbarazzante da pubblicare, l'ultima che avevo scritto nel 2005, ed evidenzia clamorosamente la sua età...visto che ci sono personaggi che , con somma disperazione di tutti noi, ci hanno lasciato...

Ma è abbastanza importante per capire quello che verrà...nel prossimo post.


CASA DELLA ROCCA

 

Salotto. giornali..

Edoardo è immerso nella lettura di un quotidiano. Anna tempo lui ne sta scorrendo un altro. Edoardo e incuriosito, Anna molto inquieta e nervosa. Ivan Entra molto nervoso. Anna sussulta vedendolo.

" Presidente mi aveva chiesto di venire? " " Si accomodi Ivan... la cena è quasi pronta. Stavo leggendo gli articoli sulla Kroeger... che storia pazzesca... ne sapevo qualcosa, ma nulla di preciso... mi chiedo come mai una donna tanto intelligente si sia fatta a restare... c'è qualcosa di stonato in tutto questo... " " Non si è fatta arrestare... Ettore Ferri l’ha costretta a consegnarsi. " " Sempre signore Ferri... per una donna è una disgrazia incontrarlo. "" Non sapevo avesse conosciuto Ettore, presidente " " Molti anni fa. Buonasera Asia. Credo la cena sia pronta ". Ivan è leggermente perplesso " Stefano? " " Arriverà più tardi. Il suo aereo ha avuto un problema a Parigi. Ci raggiunge dopo cena. "

 

Durante la cena

 

" Mi parli di Marina Kroeger, Ivan. Lei la conosce bene, non è vero? " " Sì, l'ho conosciuta bene in passato. È sempre stata una donna molto forte. Determinata ed ambiziosa... senza dimenticare mai la sua classe. Ma ora è molto cambiata... la maternità, questo periodo all'estero... "

" Come fa a dirlo, Ivan? L'ha vista? " " Sì. Sono andata a trovarla oggi “silenzio. Anna quasi si strangola con l'acqua. " E come mai? " " Volevo delle risposte " " E le ha avute?” "Sì. Sgradevoli "Asia cambia argomento, poi viene chiamata al telefono, e Edoardo torna alla carica: " Quindi è stato Ferri ad organizzare l'arresto della Kroeger? Immagino che lei non sia esattamente entusiasta dell'azione di suo marito... " " No, non lo è... soprattutto per il figlio. Ma perché queste domande? " " Ho intenzione di andare a farle visita " " Anna sussulta, ed impallidisce. Fa per dire qualcosa, ma Ivan la precede. " Perché? " "Ho dei progetti su di lei ".

 

VILLA FERRI

 

Campanello. Agnese. " Signora Beccaria... " " Agnese. È bello rivedere questa casa viva "

" Agnese chi è? Le avevo detto di non far salire nessuno... Adriano Fermo! "

Laura si ferma sorpresa, quasi intimidito dalla presenza del bambino che la squadra incuriosito.

" Non mi aspettavo di rivederti " " Oh si, tel. aspettavi. Sapevi che sarei venuto. Dov'è finito il tuo english style, Ettore?”

Ettore si guarda la camicia a cui è appeso Adriano, in una sorta di timidezza, e suo malgrado sorride. " Sono cambiate un po' di cose. È vero. Adriano vai da Agnese, ti ha preparato la merenda. Adriano si allontana. " Non ti sei avvicinata... l'istinto materno con mio figlio fallisce? " " Marina mi ucciderebbe se mi avvicinassi a suo figlio. E tu lo sai. Ma in un certo senso è proprio per questo che sono qui. Anche se non sarà facile convincerti. "

 Sfuma...

postato da: limmuccia alle ore settembre 14, 2007 21:56 | Permalink | commenti (1)
categoria:raffaella bergè, il ritorno scritto nel 2005
mercoledì, 12 settembre 2007

La notizia è di quelle che non fanno ridere per niente. E TvBlog, incapace di comprendere quale profondo dramma si nasconda dietro poche righe, ci fa pure un post dal titolo ironico, "Centovetrine Berge Che viene Brugia che se ne va.

 (al solito cliccare per ingrandire - GRAZIE MICA!)


Ora, come avevo detto in altro luogo, che Raffaella dovesse fare il tagliando, pagare il fio della colpa, e pagare pegno...insomma...dovesse sorbirsi la storia con l'affascinante "Diva dagli occhi neri (e non mi riferisco a Tosca e Cavaradossi! Magari ci fosse lo Scarpia della situazione...)", con qualche difficoltà e qualche improperio, l'avevamo accettato.

Ma adesso si esagera...voglio dire, una diva in più e un fusto in meno a San Giusto sono condizioni che portano a ridefinire tutta l'equazione dell'energia Centivetrinese...

E oltretutto vorrei tanto sapere a quale improponibile ragione dobbiamo tale sorpresina dell'uovo d'agosto...mi verrebbero in mente gli accidenti che la De Micheli  avrà mandato ai tempi dell'arrivo della rossa, ma a meno di avere fatto come l'Uomo che si privava delle propaggini per far dispetto alla moglie, dubito che la bionda sia meno incavolata (per essere fini) della rossa per il tangibile panorama che improvvisamente le è stato sottratto...e di sicuro di tale allontanamento non è responsabile...Altra ipotesi è che la Diva abbia fatto un altro danno e queste siano le conseguenze di una lite tra i fratellini rocciosi..ma preferisco depennare questa ipotesi, in quanto se fosse verificata aggiungerebbe un peso tale al carico penale (frantumazione organi pazientiferi, raddoppio dell'insulto all'intelligenza dei telespettatori con la storia del clone, oltraggio al comune senso del palloso per la storia con Ridg...Asia) che pende su Alessandro Mario da rendere l'ergastolo (in stanza da dividere con Albano in vena canterina) un buffetto affettuoso in confronto alla adeguata pena da comminargli.

Per cui...meglio che da queste parti non si scopra mai chi è responsabile di questa tragedia...e in previsione di tale periodo di magra ci si godranno di più i mesi a venire. Anche perchè l'unico decente che resta fa la parte del prete...e ho detto tutto.

E ora...la terza puntata della sceneggiatura, trascritta giusto ieri sera grazie a Dragon. (per chi si chiedesse se è un amico cinese che ho messo a lavorare per me, rispondo che è il software di dettatura vocale che tutti i pigri dell'universo vorrebbero avere installato sul pc...).

***___***
Ivan sussultò e si appoggiò allo schienale...il respiro era affannoso ...la mente confusa...le gambe minacciavano di non reggere...
Ma al di là del pannello stava sucedendo un putiferio...Gli unici immobili sembravano Ettore e Marina, col bambino che si agitava, stretto tra braccia ancora così poco conosciute..il brigadiere aveva portato la foto segnaletica di Marina, che dopo due anni era ancora in cima alla top ten ai ricercati e il tenente aveva fatto un salto.Un istante dopo si era attaccato alla ricetrasmittente
"Rinforzi! Immediatamente...Catturato pericoloso latitante! Urgenti tinforzi!!!"
Mentre intorno si scatenava un turbinio di chiacchiere, commenti, sussurri, telefonate frenetiche di signori qualunque che si sentivano in mezzo all'azione...
"Tu non hai idea..."
"Si la arresteranno..."
" Ma è vivo ti dico...e nemmeno ridotto così male..."
Il solito fotografo avvertito chi sa da chi si era avvicinato di soppiatto tentendo di nascondere la voluminosa macchina fotografica in attesa dello scatto da vendere a cifre astronomiche con cui sistemarsi per sempre...
Le manette scattarono ai polsi di Marina. Acciaio gelido su quella pelle che aveva conosciuto solo gioielli ...
Le mani dei carabinieri sulle braccia che fino a pochi giorni prima erano state sfiorate con amore, o strette nell'impeto della passione...I flash si fecero sempre più accecanti , sempre più ravvicinati, mentre una Marina immobile fissava Adriano dimenarsi tra le braccia del padre...e Ivan stringeva i pugni .Era un incubo. E poi lo stallo finì.
Il tenente giudicò di essere stato sufficientemente immortalato nell'eroica impresa, e affidò Marina ai brigadieri che la portarono via velocemente...Non abbastanza da evitarle ulteriori foto, occhiate, commenti.
Perfino il misero conforto di nascondere il volto dietro le mani le fu negato.
I polsi erano stati ammanettati dietro la schiena.
Ivan aveva seguito con lo sguardo Marina finché non era scomparsa non, come il resto dei presenti, poi era tornato a guardare Ettore. Con uno stupore che era rasentava l'incredulità.
"Signor Ferri credo che in questura avranno bisogno di alcuni chiarimenti "
"Domani tenente. Domani ". Il colore iniziava ad defluire dal volto, ed in un moto istintivo Ivan fece per sostenerlo. Ma Ettore era abituato a questi cali... il suo corpo non si era ancora rimesso del tutto ma la sua forza era intatta. Si appoggiò al bancone un istante, poi si sollevò e si avviò all'uscita, ignorando totalmente le ali di curiosi che si aprivano al suo passaggio. Dietro il pannello il volto di Ivan si faceva di istante di istante più cupo.

CARCERE
La porta si chiuse dietro le spalle di Marina, con il solito stridio di cardini e chiavistello, e una morsa le attanagliò il cuore... era passata una settimana, ormai, ma non riusciva ancora ad abituarsi alla terribile sensazione di imprigionamento. Le inferriate alla finestrella in cima... troppo alta per vedere altro che uno spicchio di cielo, troppo piccola per lasciar passare più di un raggio di sole... iniziava davvero ad odiare quel neon mezzo rotto, continuamente lampeggiante... simbolo di un'incertezza che ormai pervadeva quel poco che era rimasto della sua vita. Eppure la cella di isolamento ( "Una singola alla fine!" Pensò con l'ironia che si ostinava a non voler morire) era stata un sollievo. Non doversi più confrontare quotidianamente con le altre detenute, con i mille occhi che ad ogni istante la seguivano. Il poter mantenere l'incognito si era rivelata una chimera ancora prima di entrare in cella.
Mentre era d'occhiata in questura da Valerio e dalla Samorì, mentre le venivano contestate le accuse e veniva trasferita in carcere qualcuno aveva avvertito le detenute. E mentre percorreva il corridoio con i vestiti della biancheria che le erano stati dati, le voci che le urla di scherno l'avevano colpita. Niente in confronto all'accoglienza personale. Il suo nome, la sua storia, perfino la sua bellezza, non le erano che ostacoli in quel contesto. Che fossero ostili oppure intimidite, non c'erano grandi differenze nel comportamento delle detenute. Si tenevano a distanza, senza offrire conforto o complicità. Le due ergastolane avevano tentato, è vero, di trovare un punto debole e sfruttarlo per costringerla a riconoscere la loro superiorità. Ma senza abbassarsi al loro livello di minacce o intimidazioni aveva fatto chiaramente capire che un tale atteggiamento nei suoi confronti sarebbe stato amaramente rimpianto. Marina repressa l'amaro sorriso che le era affiorato sulle labbra... era stata solo la prima battaglia... quelle due non avevano capito con chiedessero che fare... ed erano, nonostante tutta la loro ostentazione, avversarie molto meno pericolosi di quelli che l'aspettavano fuori.
“Salvini Kroeger Ferri?  Ma quanti cognomi ha? Senta ne scelga uno non posso sgolarmi ogni volta. Allora? " " Io sono Marina Kroeger. E basta "
" L'aspettano in parlatorio Kroeger. Visite altolocate " Sussultò
"Chi? " " Si vuole rovinare la sorpresa? " Vedendo l'espressione improvvisamente tesissima decise di rispondere " Ivan Bettini” Piccolo rilassamento e tensione di altro tipo.

PARLATORIO
Dio che desolazione. Ivan non aveva dimenticato quanto fosse squallido il carcere e il parlatorio non faceva eccezione. Ma aveva sperato di non dovervi tornare mai più. E il pensiero che Marina fosse costretta dietro quelle sbarre, nonostante il rancore che provava da giorni contro di lei, gli causava sofferenza. Aveva impiegato una settimana a trovare la forza di chiedere il colloquio con con l'opposizione che occupava nessuno gliel'avrebbe negato, tantomeno Valerio a cui si era rivolto e chi aveva ascoltato i suoi dubbi. Il tirapiedi di un tempo era una manager affermato il potente. Ma proprio il fatto che una volta chiesto, il colloquio sarebbe stato concesso immediatamente, gli aveva impedito di risolversi subito a farlo.. Era pronto ad incontrare Marina? Sarebbe stato capace di controllare il rancore per essere stato escluso degli ultimi due anni? E lei li avrebbe risposto? Come era cambiata Marina in quel periodo? Per chi aveva accettato di essere consegnata alla polizia senza battere ciglio? Come aveva potuto lasciare il figlio? La Marina che aveva conosciuto in passato non avrebbe mai fatto... quelle che si sarebbe trovato davanti era un’estranea ormai?
No, non lo era, comprese non appena Marina entrò nel suo campo visivo. Non aveva importanza il luogo, il momento, lo sfondo.
Marina era sempre Marina. Ovunque e comunque e si, accidenti a lei, rivederla gli faceva piacere.
Ma non le avrebbe dato la soddisfazione di vederlo... lo avevano ignorato, tradito e tenuto all'oscuro. Quello che voleva ora era un perché.
" Marina "
" Ivan. È bello rivederti "
“ Sapevi dove trovarmi ma hai preferito restare dov’eri. Avete preferito. " L'amarezza stava risalendo. Come avevano potuto?
" Sapevo che non sarebbe stato semplice... posso spiegarti se vuoi. "
" Sono qui per questo, Marina. "
" Solo per questo? " " Assolutamente "
" Un uomo nella proposizione dovrebbe aver imparato bluffare meglio di te, Ivan. Ma hai il diritto ad una spiegazione. Sarà lunga. " "Ho tempo. E credo ne abbia che tu ". Un'ironia inutile... si sarebbe mangiato le mani... ma ormai...
" Da dove vuoi che inizi? " " Che ne dici dall'inizio? Due anni fa Anita spargeva le ceneri di Ettore al vento e in questo momento Ettore si trova casa suo... vivo e vegeto, non so quanto in salute... ma vivo. Di chi erano quelle ceneri? "
" Di un uomo ripescato nel mare vicino le coste della Corsica, tre mesi prima, e non ancora identificato "
" E come diavolo le avete avute? " " Me ne occupai io. Mentre Ettore cercava un po' di pace in quel convento, io attivavo i miei contatti, organizzavo il necessario per la nostra spedizione. Ettore stava entrando nella fase critica. "
" Lui aveva detto che andava a morire da solo... "
" Ed era questo che voleva davvero. Ma la mia gravidanza cambiò tutto. Per lui ma soprattutto per me. Non potevo accettare il mio figlio non conoscesse suo padre.E non potevo perdere lui. "
" Ma non aveva speranze... "
"Lo credevamo entrambi. La medicina tradizionale non gli aveva dato chance. Ma io non volevo arrendermi... ed alla fine scoprii il dottor Stern. Avevo saputo che proprio in Sudamerica aveva elaborato una cura per il male che stava uccidendo Ettore. Ma anche che la sua cura non aveva alcun fondamento scientifico riconosciuto... non sarebbe mai stata approvata in tempo. Lo contattai e dopo mille riserve accettò di sottoporre Ettore alla cura... ma senza garantire nulla "
" Ed Ettore accettò? " " No. Non voleva. Non voleva più lottare "
" E tu invece non avevi mai smesso, vero? "
" Non potevo arrendermi... organizzai il tutto all'insaputa di Ettore... il volo, una cura in Sudamerica... il corpo che doveva sostituire quello di Ettore. Ma avevo bisogno del suo consenso. Il dottor Stern era stato categorico su questo. Serviva la sua volontà... una cura non avrebbe mai funzionato. E lui continuava a rimandarlo. Finché non arrivò Anita. " Ivan sobbalzò " Anita? "
" Sì. Fu una scarica per lui. Rivederla gli impedì di lasciarsi andare del tutto... ruppe quell’estraniamento dal mondo che si era imposto. Ma ormai stava malissimo. Organizzare la mia finta partenza, e lui all'ultimo momento, in macchina, acconsentì alla cura. Si disse che se fossi riuscito a portarlo in Sudamerica... lui avrebbe accettato la cura. Ma nessuno doveva saperne niente. Io allora non capii le sue motivazioni, ma lui fu irremovibile su questo. In realtà non credeva davvero nella cura, era solo una speranza... troppo lieve. E non sopportava di illudere di far soffrire Anita per la terza volta. Mi fece giurare che non era il parlato nessuno finché lui non fosse stato bene,... a meno che Anita fosse in pericolo... "
" Ma Anita è stata in pericolo...! " " Ivan lo vedi dove sono, no? Non andò tutto bene. Ettore collassò subito dopo la mia partenza... e non riprese mai conoscenza. Tutto quello che avevo organizzato funzionò perfettamente; Ettore venne portato in ospedale, dichiarato morto da medici compiacenti, e trasferito in fretta in Sudamerica. Arrivò ventiquattr'ore dopo di me. Al suo posto venne cremato in fretta, in ossequio alle sue " volontà ", il corpo di quello sconosciuto le cui ceneri vennero consegnati ad Anita. " " Con che diritto le hai negato il conforto di sapere che Ettore era vivo, Marina? E con che diritto le negato a me? "
" Col diritto di una madre, Ivan. Anita aveva avuto un padre. Mio figlio rischiava di non conoscerlo mai. E poi avevo giurato. "
" Comodo come alibi " " Sì, comodo. Ma per una volta non stavo lottando per me, solo per me, ma per mio figlio. Tu non hai figli Ivan. Non puoi capire "
" Forse no. Ma so cosa significa amare. Io visto quanto soffrire Anita. Voi l’avete abbandonata. L'avete lasciata sola e disperata. E non vi siete fidati di me. " "Ivan, Ettore entrò in coma due giorni dopo... e la cura prevedeva che ci rimanesse per un anno, se fossi andato tutto bene. E io stavo portando avanti la gravidanza. Non potevo tornare in Italia, non potevo lasciare Ettore. "
" Nemmeno quando Anita è morta? " " Quando Anita è morta Ettore era in una fase molto critica della cura... svegliarlo avrebbe significato condannarlo a morte. E io non potevo permetterlo. "
" Tu, marina? Ma chi sei tu, Dio? Chi sei arrabbiata di diritto di giudicare, scegliere, dare la vita o negarla.... Ettore non avrebbe mai scelto di non salutare per l'ultima volta Anita. E l'Ettore che conoscevo io non ti avrebbe mai perdonato. "
Si guardò intorno e poi guardò lei " E non l'ha fatto. Sei qui perché ha voluto punirti levandoti tuo figlio come tu gli hai sottratto Anita "
Marina fece per parlare ma non ci riescì.
" Siete sempre stati fatti l'uno per l'altra... avete sempre scelto per gli altri... anche quando non aveva nessun diritto. È inutile chiederti perché non mi hai avvertito nemmeno allora, giusto? Nemmeno quando i Della Rocca hanno preso il potere? Non potevi rischiare il tuo prezioso padre... sono passati due anni Marina. Quando si è svegliato Ettore? "
" Tre mesi fa. La cura non ha funzionato perfettamente. Ha impiegato molto più tempo del previsto per far regredire la massa tumorale. Il fisico è arrivato al punto di rottura. Quando il dottor Stern ha autorizzato il risveglio Ettore aveva dei valori bassissimi . È stato come insegnargli di nuovo a vivere ( voce commossa ) eppure sono stati messi meravigliosi... io, Ettore ed Adriano... "
" Lui sapeva? " " No. L’ha saputo un mese fa. Da un giornale che indicava Edoardo Della Rocca come presidente del gruppo Ferri. È diventato un altro nel volgere di un attimo. Poi è tornato in Italia, mi ha fatto tornare ( dura ) mi ha consegnata alla polizia, ( voce tremante  ) mi ha levato Adriano. Non lo vedo due settimane. "
" Non cercare pietà da me ( sussulta ), Marina, anzi non cercarmi più. Ero venuto per delle risposte, e le ho avute, ma è stata una delusione... io per voi non sono esistito? Voi non esistete più per me. Ho dedicato la vita al gruppo Ferri e voi l'avete lo avete lasciato nelle mani del primo venuto... ma questo primo venuto è stato capace di risollevarlo e dargli nuova linfa... adesso la mia lealtà va a lui. E basta. "
"E' la tua decisione definitiva? " " Non cambierò idea Marina. Avete preso una decisione. Anch'io ora la prendo. E credo che tutto sommato tu stia avendo quello che meriti. Mi basta pensare agli ultimi mesi di Anita per far scomparire ogni sentimento positivo... addio Marina. Guardie! Il colloquio è finito. "
Uscì.
Marina attese che la porta si chiudesse alle sua spalle poi sospirò.
" Arrivederci Ivan "
***___***
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mercoledì, 12 settembre 2007

Visto che non si sa se manchino 6 giorni al big bang (quello che desidererebbe sparare la De MIcheli contro chi ha convinto la Bergè a tornare), oppure più di una settimana, e visti gli incoraggianti dati d'ascolto del blog (crollo vertiginoso delle pagine viste...cos'è, una riga o 2 ... o 200 di sceneggiatura vi spaventano? Non sapete che vi aspetta...), ho deciso di continuare la pubblicazione del "mio" ritorno, però aggiungendo le scansioni (GRAZIE MICA!) di uno degli articoli che ricominciano a parlare di Marina Kroeger.

E nemmeno sotto tortura ammetterò che un pochino mi sono emozionata rivedendo la chioma rossa "in scena".

Più di me si è emozionato Genuardi che non ha perso l'occasione di allungare la manina sulla schiena di Raffaella...e dato il soggetto come ti sbagli?

Ecco la scansione, cliccare per ingrandire.

Fatto il mio dovere di esperta di marketing, ecco la seconda parte della sceneggiatura che scrissi due anni fa. Una volta per tutte, vedete di finirla di sganasciarvi dalle risate quando scrivo "sceneggiatura". Lo so che lei sta alle scenegiature come io sto a Sabrina Ferilli, ma il cuore ce l'ho messo e quindi per me tale resta. Punto. E occhio che si risveglia l'ego e son ca...volini amari.

***___***

Quanti viaggi erano cominciati da quegli aeroporti ...lavoro, piacere, tradimenti, tutti su quelle ali...

E i più belli, anche a distanza di anni, restavano quelli con Anita...

Che magone dispettoso iniziava a salirgli alla gola...come sempre quando i pensieri si concedevano il doloroso lusso di tornare al passato...Anita, Ettore , Marina...Affetti persi...ma non dimenticati.

D'un tratto lo sguardo ozioso che vagava sui vetri appannati dell'aeroporto registrò un fotogramma troppo inusuale per non strappare la sua attenzione dei pensieri malinconici...

Ivan sorrise tra sè...era più forte di lui..ogni volta che una chioma rossa entrava nel suo campo visivo il cuore mancava un battito ...per poi accelerare improvvisamente...e i troppi disinganni non avevano ancora indebolito la speranza...quando si sarebbe arreso alla realtà?

Marina, forse, un giorno, sarebbe rientrata nella sua vita...quest'illusione era tutto quanto gli restava di un passato che gli mancava ancora ferocemente...

Anche quella donna non poteva essere altro che la solita...il cuore mancò un altro battito. La mente iniziò a lavorare frenetica, elaborando una spiegazione dopo l'altra per cui, nonostante una somiglianza pazzesca, quella donna NON poteva essere Marina.

La figura che si stagliava contro l'asfalto della pista era troppo distante, non poteva vederla bene, eppure...

Marina in quel momento era sicuramente in Belise, intenta a prendersi cura del figlio di Ettore...non poteva essere lei...quella sconosciuta stava gesticolando , sembrava implorare l'uomo al suo fianco...Doveva essere veramente una roccia per non provare nulla di fronte ad una tale disperazione...Le due figure, che ormai Ivan osservava con attenzione spasmodica da diversi minuti, iniziavano ad avvicinarsi...e i contorni a diventare più nitidi...e il cuore di Ivan rischiò seriamente di fermarsi...

La donna che si stava avvicinando aveva nascosto alla sua vista, fino a quel momento, un bimbo di circa due anni, con una testolina dai capelli rossi che posava sulla spalla della madre...perchè altri non poteva essere, Marina.I tratti del volto erano ormai perfettamente distinguibili...Ma che ci faceva Marina a Torino??? E senza nessuna protezione...tranne quella dell'uomo al suo fianco, che la scena appena conclusa aveva mostrato non essere così rassicurante...Lo sguardo di Ivan si posò per la prima volta, con un certo astio ma con la dovuta attenzione, sul volto dell'uomo che camminava a fianco di marina e ora l'aveva presa per un braccio...una presa non particolarmente gentile, Ivan avrebbe notato, se non fosse stato impegnato con tutte le sue forze ad impedirsi di cadere...Non era possibile..NO no NO ! Eppure...no! Quel volto , per quanto segnato e incupito dall'ira...quella postura...l'indubbia familiarità...no! NO! Non poteva essere...I morti non risorgono...

"Ivan! Finalmente!"

Ma chi ... ???

" Allora andiamo? "

Ivan lo guardò l'uomo che si era materializzato accanto a lui da pochi istanti, senza rispondere. Il viaggio di lavoro era lontano anni luce dal suo cervello in quel momento.

"Mi spiace Benelli...sono venuto ad avvertirla...non posso partire con lei.Ma sono certo che porterà a termine nel migliore dei modi la transazione ad Oslo.In fondo è lei che ha seguito tutta la trattativa...la mia presenza non è indispensabile."

"La ringrazio della fiducia...ma...è sicuro di stare bene Dr. Bettini?Ha bisogno di qualcosa?"

"No grazie Benelli.E' tutto a posto. Può andare adesso, o rischia di trovare troppa fila al'imbarco.Mi faccia sapere appena avrà firmato."

"Come vuole Dr. Bettini.A presto"

Stretta velocemente la mano di un Benelli quasi incredulo per la fortuna capitatagli, Ivan tornò alla vetrata...I due (...non riusciva ancora a pensare a loro come Ettore e Marina, era tutto troppo assurdo, si aspettava ancora di essere smentito da un momento all'altro dai suoi stessi occhi...)erano spariti...

Ivan corse verso il terminal degli arrivi...dove altro potevano essere andati?Un'uscita dopo l'altra, un posto di controllo dopo l'altro...Ma della donna coi capelli rossi e dell'uomo che sembrava ... non c'era traccia.

Ivan si fermò ansimante, doveva essere stata la sua immaginazione, non poteva essere altrimenti...Marina in quel momento era sicuramente in Belise, ed Ettore , Ettore  era...

"Voglio parlare col responsabile. Me lo chiami immediatamente.Ora!"

A Ivan si bloccò il respiro...quella voce...no, non era ...non era possibile...e poi si voltò.

Davanti all'ultimo posto di polizia c'erano Ettore e Marina col bambino.Non aveva immaginato tutto. E Marina aveva pianto. Ma perchè?Perchè la polizia? Il pannello che lo nascondeva gli permetteva di sentire tutto senza essere visto...e grazie allo specchio dietro alle spalle dei poliziotti riusciva anche a scorgere le loro espressioni...Marina aveva sul volto una rassegnazione dolorosa e piena di rancore che non le aveva mai visto.Ettore non era mai stato tanto determinato.

Ma cosa stava succedendo?Ettore? Era davvero lui?Era davvero possibile?

"Eccomi. Si può sapere che sta succedendo?"

Un'altra voce...era arrivato il responsabile, un tenente dei carabinieri.

"Buongiorno tenente.Le presento Marina Kroeger"

Un silenzio attonito seguì la frase ... il volto di Marina si era sollevato in un moto istintivo di fierezza nell'ascoltare il proprio nome...Ma l'ansia non era svanita dal suo viso...anzi.

L'abbraccio al bimbetto che aveva con sè si faceva ogni istante più stringente...come se una forza invisibile glielo stesse strappando e lei si opponesse in ogni modo...Ma era inutile.

"Marina Kroeger? Mi sta prendendo in giro?Vai a prendere una delle foto segnaletiche Bronti! Veloce!"

"Le pare che stia scherzando tenente?"

Ettore non aveva lasciato un attimo il braccio di Marina da quando aveva iniziato a parlare. Ora la fissò , senza espressione, e poi spostò lo sguardo sul bimbo, che ormai si era svegliato. E tese l'altro braccio. Marina strinse un'ultima volta il piccolo...

"Ti prego..."

" Dammelo Marina. O vuoi davvero che ti segua dove stai andando?"

"No..."

Marina affondò l'ultima volta il volto nei morbidi riccioli rossi del figlio...sotto lo sguardo attonito di Ivan e poi lo porse ad Ettore.

"Pagherai, Marina. Tutto."

"Ma lei chi diavolo è?"

Il tenente era sempre più sbalordito...

"Non è di Torino, vero tenente?"

"No, sono stato trasferito 6 mesi fa da Viterbo...ma lei chi è?"

"Sono Ettore Ferri."

***___***

 

postato da: limmuccia alle ore settembre 12, 2007 00:09 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 10 settembre 2007

-7.

Dunque. Manca poco.

Invece di mettere un post al giorno con il contatore, ho deciso che qui si festeggerà il countdown in altra maniera. Su proposta del mio ego che ha capito di essere arrivato al canto del cigno quanto a possibilità di esibirsi in questi lidi, la titolare ha deciso di costellare questi 7 giorni mancanti al botto "marino", ( e siete pregati di notare il fine gioco di parole tra Marina e l'arguto e convenzionale modo di rientrare in Italia scelto dalla produzione per il suo personaggio) con la pubblicazione delle puntate che a suo tempo scrissi riguardo al ritorno della nostra rossa (e del legittimo consorte redivido). Ovviamente essendo stato scritto in tempi remoti porta traccia di personaggi che ci hanno abbandonato nel frattempo (con grande gaudio nonchè brindisi dedicati da parte nostra - a chi li ha fatti uscire - ogni riferimento ad Asia è puramente casuale).

A voi commenti, pianti, risate...e se ci riesco emozioni. Il pezzo è abbastanza lungo di suo, quindi il proemio finisce qui.

****____****

Primo capitolo

Sarebbe stato difficile spiegare a chi lo avesse incrociato il suo sguardo il perche’ di tanta angosciosa incertezza negli occhi di Ettore…i giardini del lungopo l’avevano ristorato cosi’ spesso in passato…ma adesso sembrava impossibile trovare refrigerio dal dolore che attanagliava in una morsa d’acciaio quello che ancore restava del suo cuore.

Due anni erano passati da quando il luminare della medicina al quale si era rivolto, in uno studio le cui finestre davano proprio su quel fiume che tanto aveva amato, gli aveva predetto una morte certa, dolorosa e terribile nel giro di tre mesi.

Sarebbe stato meglio se avesse avuto ragione? Di nuovo solo, di nuovo contro il mondo, di nuovo ferito nel profondo, da una di quelle ferite che solo anni e anni avrebbero potuto rimarginare. E invece non restavano che poche ore…Come aveva potuto essere cosi’ stupido da pensare che il solo passeggiare lungo le rive che aveva percorso con Anita quel meraviglioso pomeriggio sarebbe bastato e risolvere tutti gli interrogativi che lo assillavano?

Anita…il dolore ancora recente non accennava a scemare…anzi si ripresentava a tradimento a tormentare l’animo già provato da tante lotte. Non lo aveva mai spaventato il dover lottare, ma ora c’era di piu’. Non poteva lottare contro la morte una seconda volta . Aveva vinto la sua battaglia, ma aveva perso quella piu’ importante, riabbracciare sua figlia e dirle, tenendola stretta tra le braccia, quanto le volesse bene.

Se solo avesse potuto ritornare indietro…a quel maledetto giorno di due anni prima, il giorno in cui si era lasciato convincere dalla madre di suo figlio a tentare un’ultima mossa per sconfiggere il mostro che lo stava divorando. Ma un prezzo altissimo veniva richiesto: 12 mesi di coma farmacologico assoluto. Niente , niente al mondo avrebbe potuto svegliarlo…se fosse accaduto la cura sperimentale e ancora illegale del professor xxx avrebbe perso ogni efficacia, e nel giro di pochi mesi le sue condizioni si sarebbero deteriorate nuovamente…e questa volta irreparabilmente.
Ma non sarebbe stato meglio sapere? Adesso era vivo, libero di continuare a vivere…per chi? Le due persone che aveva amato di piu’, le sue figlie, riposavano l’una accanto all’altra in una cappella, dietro foto che sarebbero ingiallite e forse qualcuno avrebbe un giorno accartocciato. Come si erano accartocciate le loro giovani vite, a pochi anni di distanza l’una dall’altra.
E la donna che l’aveva salvato, pregandolo , implorandolo, obbligandolo, costringendolo, scongiurandolo di accettare quel barlume di speranza che la scienza poteva ancora dargli… la donna che tutto perdonando, tutto dimenticando aveva scelto come sua compagna, , la donna che gli aveva dato un figlio, l’unico che ancora gli restava, l’aveva tradito.
La forza di quel colpo gli bruciava ancora in petto, non era ancora riuscito a ritornare col pensiero alla mattina in cui aveva costretto Marina a dirgli la verità.

Mentre la cura faceva il suo decorso, e , miracolosamente aiutata dal suo fisico robusto, sconfiggeva la malattia, in una casupola sperduta in mezzo alle terribili catene montuose cinesi Anita se n’era andate per sempre. Non ci sarebbero state piu’ liti, non ci sarebbero stati piu’ abbracci, non ci sarebbero piu’ state tutte quelle piccole pazzie che l’avevano fatto esasperare…ma nemmeno il suo sorriso ad ogni incontro…l’affetto incondizionato che gli aveva sempre dimostrato.

Tutto era finito per sempre. E non aveva nemmeno potuto dirle addio. In un coma che non permetteva alcun passaggio di informazioni l’unica alterazione percettibile si era avuta un istante dopo la morte di Anita, come se il suo corpo, il suo cuore, avessero saputo e capito prima , molto prima della sua mente. Marina aveva deciso che lui non dovesse essere svegliato. L’aveva condannato a vivere una nuova vita senza sua figlia, e col rimpianto di non averla nemmeno potuta salutare un’ultima volta. Marina aveva deciso. Marina aveva decretato. Marina aveva imposto. E i medici…che fossero stramaledetti…avevano obbedito.

Non era cosi’ che sarebbe dovuta andare…non era in quel modo che aveva immaginato di risvegliarsi mentre con le mani strette dalle mani di Marina si lasciava andare nel lungo sonno senza sogni.
Il dottor xxx era stato chiaro: non solo non offriva alcuna ragionevole certezza di guarigione , ma si dissociava totalmente dalle conseguenze che la cura ultra sperimentale avrebbe potuto avere su di lui.
Il principio chimico che ne era alla base non era mai stato verificato fuori da un laboratorio, e la cura non era stata sperimentata neppure sui primati. Ettore sarebbe stato il primo in assoluto.
Ma nonostante questo il principio logico sembrava ineccepibile, e soprattutto, come il dottor xxx aveva rimarcato, in maniera piu’ che sufficiente, una volta soltanto, quale alternativa aveva Ettore?
La donna che aveva ammesso di amare solo ad un passo dalla fine portava in grembo suo figlio, l’unica figlia che gli era rimasta si era appena sposata, e avrebbe dovuto dirigere da sola il suo impero finanziario…difendendosi da tutti doloro che avrebero fatto di tutto per distruggerla. Si , c’era Massimo…ma…Lui non era un Ferri. E non lo sarebe mai stato.
Così, in una notte senza luna, navigando a vista tra le stelle e i ricordi, Ettore aveva preso la sua decisione. Non ne aveva parlato con Marina.Non c’era nulla da dire. Ma su quella barca, quella notte, lei c’era. Senza una parola , senza un movimento, lo aveva accompagnato nel viaggio piu’ lungo della sua vita, una mano posata sul grembo, a difendere quel minuscolo essere il cui cuore aveva già incominciato a battere. Al piccolo non interessavano i due anni che sarebbero passati…non interessava che alla sua nascita il padre non fosse presente.Ma lo avrebbe avuto accanto negli anni che sarebbero seguiti… Ne sentiva l’amore attorno a se’…come una coperta ricamata, adagiata sul minuscolo corpicino che doveva ancora nascere.
E quando la barca era rientrata in porto la decisione , senza una parola, era stata presa.
Altre decisioni, numerose, difficili lo attendevano, e questa volta Marina c’era in ogni senso, pronta a risolvere con la duttile intelligenza che l’aveva sempre affascinato, ogni problema si potesse presentare…ogni ostacolo si potesse interporre tra suo lei e il desiderio di dare un padre a suo figlio.
Un anno, ma piu’ probabilmente due, era il tempo che il dottor xxx riteneva dovesser passare prima di sciogliere ogni riserva sul successo della sua cura.Un anno in coma . Completamente isolato dal mondo. E i mesi successivi, se ci fosse arrivato, a tentare di ricostruire i ricordi e le sensazioni di quel mondo. Tutta la sua vita non sarebbe stata cancellata…non era questo che lo attendeva…ma la memoria, i sensi, e i sentimenti avrebbero dovuto anch’essi essere risvegliati a poco a poco, come e forse piu’ del corpo.
Un anno…ma piu’ probabilmente due.
Non poteva infliggere una sofferenza simile ad Anita. Non un’altra volta. L’incertezza che aveva accompagnato l’incidente in barca l’aveva quesi distrutta…non avrebbe retto ancora. Molto meglio un taglio netto, che le permettesse di rifarsi completamente una vita. Di costruire il suo futuro, di realizzare i suoi sogni senza un peso che incombesse in maniera cosi’ opprimente sul domani.
Marina non aveva discusso la sua scelta, ma Ettore sapeva che non l’aveva capita fino in fondo. Lei aveva avuto un padre per anni sul filo tra la vita e la morte. Non avrebbe rinnegato nemmeno uno di quei giorni, non li avrebbe mai scambiati per una desolante certezza. Ma il tempo di sentirsi figlia era finito per Marina il giorno in cui aveva scoperto di aspettare un bambino. Da allora solo il suo futuro contava. E se la decisione di Ettore poteva servire a garantirgli una figura paterna, la sua figura paterna…allora nessun prezzo era troppo caro.

La macchina nella stanza asettica. Il bianco accecante intorno, la sensazione di essere inghiottito dal vuoto.
E poi il sole…un raggio minuscolo quasi timoroso di disturbarlo…ma ambasciatore dello splendore che doveva venire…e il batuffolo rosa che rispondeva al nome di Adriano…e che aveva unito nelle sue vene il suo sangue e quello di Marina. Le lunghe passeggiate sulla spiaggia, ancora titubante nel passo e nei pensieri.I tramonti sulla casa sulla scogliera…abbracciati come se nient’altro al mondo esistesse.E poi la tempesta. I ricordi che, impietosi l’avevano trafitto improvvisamente, senza dargli la possibilità di divendersi.Uno cento mille diecimila.Uscirne era stato come rinascere . E come morire di nuovo. Perche’ la prima domanda fatta a Marina era stata anche l’ultima
“Anita?” “ L’hanno seppellita 6 mesi fa, accanto ad Elena”
Non aveva piu’ rivolto la parola a Marina da quel giorno. Si era ripreso da solo, disperato, distrutto, annientato…ma non sconfitto. Doveva sapere perché. Come era stato possibile.
Il testamento. Le finte cugine. Marco della Rocca.La guerra in cda. La Cina.Un nuovo padrone per il gruppo Ferri.
Aveva ricostruito tutto con l’aiuto di ogni mezzo possibile ed immaginabile. E mentre le notizie si accumulavano sulle notizie, mentre concentrava nelle proprie mani , nascosto sotto forma di segreti, debolezze, ricordi, nomi, cifre, date, un potere immenso, contemporaneamente il suo essere si riformava, usciva a poco a poco dal buio della notte che l’aveva inghiottito, e si ritemprava, acquisendo nuovo vigore.
Edoardo della Rocca non avrebbe avuto anche il grupo Ferri.

Una volta, una volta sola,molti anni prima, Ettore Ferri si era tirato indietro, rinunciando alla lotta. L’aveva fatto per Lavinia Accorsi, il grande amore della gioventu’…quello che avrebbe unito il nome e il casato ad un sentimento sincero. Ma Lavinia lo aveva rifiutato. Amava Edoardo della Rocca, e non poteva cambiare il volere del suo cuore. Ettore aveva ceduto, vittima , per l’unica volta in vita sua, di quella generosità terribile propria di chi ama…rinunciare alla felicità propria per salvare quella altrui.
L’aveva lasciata libera dall’impegno che la sua famiglia avrebbe contratto con lui, e l’aveva lasciata ad Edoardo. Ed anno dopo anno l’aveva vista distruggersi annientata da un uomo che aveva , troppo tardi, imparato ad odiare quasi quanto lo disprezzava. E nonostante tutto, 5 anni dopo , era accorso in suo aiuto e l’aveva liberata, aiutandola a fuggire dal mostro cui aveva dato due figli, a fuggire in un monastero in corsica…dal quale il suo spirito provato non sarebbe piu’ riuscito ad uscire.
Prima di lasciarla per sempre aveva chiesto che venisse tatuato sulla sua spalla un cigno…simbolo di una grazia cosi’ delicata da non resistere alle prove della vita.
Un anno dopo aveva conosciuto Paola, la madre di Elena, e pochi mesi dopo Marta Levi. E questa volta non aveva permesso al proprio cuore di prendere il sopravvento.
Ma Edoardo della Rocca era tornato. Nel modo piu’ doloroso…attraverso un figlio che gli aveva portato via sua figlia. Il destino beffardo…o la capacità perversa di un uomo di trasformare in male qualunque cosa toccasse.
Non poteva averla vinta. Non di nuovo. Non dopo tutto quello che era successo.
Edoardo sarebbe stato spazzato via dalle sua rabbia come un tronco da una tempesta…Per quanto ben piantato rispetto ad un fuscello, davanti ad un gelido vento sibilante non avrebbe resistito.
Per Marco avrebbe preparato qualcosa di peggiore se possibile. Doveva amare, ancora, ed essere riamato. E vedersi portare via, da un istante all’altro…il cuore.

La luce del mattino iniziava a filtrare tra le foglie degli alberi intorno al Po…mancava solo un’ora all’appuntamento, non era piu’ tempo di parola ma di fatti.
Ettore si riscosse e, nascosta ogni espressione dietro gli occhiali da sole, ordino’ al tassita di dirigersi verso l’aeroporto.
Un’ora…
La sera prima di partire aveva parlato nuovamente a Marina, e si era permesso il lusso di prendere in braccio il bambino dai capelli rossi che ormai amava piu’ della sua stessa vita.
Aveva resistito fino a quel momento, cercando una soluzione, ma non l’aveva trovata. Non poteva separarsi da lui, e non poteva separarlo da Marina. Ma non avrebbe mai piu’ amato Marina. Non l’avrebbe mai piu’ toccata. Non l’avrebbe piu’ guardata.
Per un egoismo sfrenato gli aveva negato l’unica consolazione…salutare sua figlia…non avrebbe avuto la soddisfazione di vederlo giocare con suo figlio.
E nonostente si sentisse lacerare il cuore aveva rimesso il bambino tra le braccia della madre.
“Io partiro’ domani per Torino.Tra un mese mi seguirai. Viaggerai come Flavia Rebuoni.”
“Se tornassi in Italia verrei arrestata…le accuse che pendono sul mio capo…”
Ma lo sguardo di Ettore non lasciava adito a dubbi.
“Tra un mese mi seguirai.”
Marina aveva stretto Adriano tra le braccia. Non c’era nient’altro da dire.

Il mese era passato. Ettore aveva messo a punto in ogni dettaglio la strategia che gli avrebbe permesso di vendicarsi una volta per tutte dei Della Rocca, e di cancellarli dai ricordi di Torino.

Nulla era stato lasciato al caso. Ne’ la sorte di Asia e Vittoria, amante e figlia di Marco…che lui non avrebbe mai piu’ rivisto, ne’ quella di Maria Ricci, che aveva cosi’ prontamente avallato ogni discutibile comportamento della figlia, né quella di Stefano, che avrebbe diretto come un prestigiatore, nascondendosi dietro le candide vesti di Anna Baldi. Non aveva alcun dubbio sulla parte che la ragazza avrebbe scelto, una volta messa di fronte ad un appropriato ultimatum…E poi, quando fosse tutto finito…lei sarebbe stata di Ivan. Lui avrebbe deciso cosa farne.

Il viaggio del taxi era giunto al termine. Mescolato ad un gruppo di parenti attese l’arrivo dell’aereo dal Belise.
Strano posto gli aeroporti…in tanti anni sembrava che il destino si fosse divertito un mondo a fare in modo che solo lì avessero luogo i momenti piu’ importanti della sua vita.
E poi la figura che mancava da un mese nei suoi occhi si staglio’ contro il bianco delle ali dell’aereo. I capelli ramati al vento, gli occhi nascosti da un paio di occhiali da sole, Adriano stretto tra le braccia
Ettore avrebbe voluto che quelle scale fossero infinite.
Marina si avvicinò e lentamente sfilò gli occhiali…

****____****

 

postato da: limmuccia alle ore settembre 10, 2007 13:19 | Permalink | commenti (1)
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